venerdì 27 agosto 2010

goffredo palmerini pubblica il suo nuovo libro

Goffredo Palmerini è uno stimatissimo scrittore e giornalista aquilano, molto impegnato sul territorio e che da anni fornisce, tra l’altro, importanti informazioni sulla vita culturale e sociale in Abruzzo ad uso e consumo di tutti quei giornali, e sono numerosissimi, d’italiani residenti all’estero.

Goffredo Palmerini è nato all'Aquila nel 1948. Per quasi trent'anni è stato Consigliere comunale, Assessore e Vice Sindaco della città capoluogo d'Abruzzo. Da alcuni anni scrive su giornali e riviste abruzzesi e sulla stampa italiana all'estero (Argentina, Australia, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Irlanda, Indonesia, Messico, Perù, Repubblica Dominicana, Romania, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Svizzera, Sud Africa, Uruguay e Venezuela). Per tale attività nel 2008 gli è stato conferito il Premio L'Aquila "Zirè d'oro", quale Personaggio dell'Anno, e il Premio internazionale "Guerriero di Capestrano", per aver diffuso, attraverso la stampa, la cultura abruzzese nel mondo. Con analoghe motivazioni a Caracas gli è stata consegnata la Targa d'Onore 2009 dalle Associazioni Abruzzesi in Venezuela. Vincitore nel 2007 del XXXI Premio Internazionale Emigrazione, sezione Giornalismo, per le Edizioni Libreria Colacchi ha pubblicato nel 2007 il volume "Oltre confine" e nel 2008 "Abruzzo Gran Riserva". Collabora in via occasionale con alcune Radio estere che trasmettono programmi in lingua italiana. Componente dal 2005 del Consiglio Regionale Abruzzesi nel Mondo (CRAM), svolge un'intensa attività di relazione con le comunità italiane all'estero, in particolare abruzzesi.

“L'AQUILA NEL MONDO” è una selezione di articoli di Goffredo Palmerini pubblicati da maggio 2008 a dicembre 2009 sulla stampa italiana all'estero, sulle agenzie internazionali e su diverse testate italiane on line. Notizie, fatti ed eventi a cavallo del terremoto del 6 aprile 2009, che hanno portato l'Abruzzo e  L'Aquila nel Mondo, facendo conoscere lo straordinario patrimonio d'arte della città capoluogo regionale e la grande dignità degli Abruzzesi, dentro e fuori i confini.  C'è da annotare che i proventi derivanti dalla vendita del volume, per scelta dell'editore, saranno destinati all'Istituto Cinematografico dell'Aquila per contribuire al restauro di alcune pellicole della sua preziosa Cineteca, danneggiate dal terremoto, una risorsa culturale molto importante della città capoluogo e tra le più prestigiose in Italia

Tiziana Grassi, giornalista, scrittrice nonché studiosa, con encomiabile passione, delle migrazioni, ha definito Palmerini “un ponte tra l’Abruzzo e il mondo, ma anche dal mondo all’Abruzzo. Gli articoli di Palmerini raccolti in questo volume – ha affermato – sono riusciti ad andare oltre il già indispensabile, utile ruolo di informazione. Egli ha saputo creare una cartografia dell’anima, perché oltre ad informare, raccontare, Palmerini interpreta i sentimenti, lo stato d’animo di chi ha lasciato la propria terra senza mai dimenticarla, valorizzando questo ‘mondo’ in tutte le sue sfaccettature”. Tiziana Grassi ha infatti ricordato l’attenzione rivolta da Palmerini anche alle nuove generazioni, al mondo delle donne, agli abruzzesi eccellenti. Ed ha ricordato una significativa frase di Benedetto Croce, (“Quando c’è bisogno non solo di intelligenza agile e di spirito versatile, ma di volontà ferma e di persistenza e di resistenza, io mi sono detto a voce alta: Tu sei abruzzese!),

PAGANICA, DISTRUTTA DAL TERREMOTO HA LA SUA NUOVA CHIESA

La bella struttura in legno costruita con i fondi raccolti in Val Rendena (Trento) e a Bergamo

di Goffredo Palmerini

L’AQUILA – Di certo un bel fine settimana per Paganica, la più popolosa frazione dell’Aquila con i suoi settemila abitanti, il vasto centro storico quasi completamente distrutto dal terremoto del 6 aprile 2009 ed i centri che con essa costituiscono la X Circoscrizione comunale - Onna, San Gregorio, Tempera, Bazzano e Pescomaggiore - diventati icone stesse del dramma, per numero di vittime e disastrose conseguenze del sisma. Eppure, l’Italia più bella - non certo quella del degrado politico e morale che intristisce il tempo che viviamo, ma quella della solidarietà e dell’amicizia - ha saputo regalare ancora il sapore dolce e sincero della festa e tante emozioni ad un’intera comunità, rimasta priva del suo luogo più alto d’aggregazione spirituale. Per la verità, dei suoi luoghi di culto Paganica ne aveva avuto quasi superstiti, per ironia della sorte, i due più antichi: il santuario della Madonna d’Appari, impianto del XIII sec. e successive integrazioni, con l’interno affrescato a meraviglia da maestri abruzzesi del Quattro-Cinquecento, e la magnifica basilica romanica di San Giustino, edificata a cavallo tra l’VIII e il XII secolo, con preziosi reperti lapidei e colonne, relitti di preesistenti templi pagani. Le due chiese, nei mesi scorsi messe in sicurezza e curate nelle loro ferite più evidenti, hanno assicurato fino a qualche giorno fa un provvisorio servizio, sebbene per capienza insufficienti alle esigenze d’una comunità resa ancor più numerosa dall’arrivo di nuovi abitanti nelle due new towns del Progetto C.A.S.E. - ben 29 palazzine su piastre antisismiche - che ospitano migliaia di sfollati dell’Aquila, oltre che di Paganica. Le altre chiese paganichesi tutte gravemente compromesse dal sisma: dalla parrocchiale di Santa Maria Assunta con l’originale balconata sulla facciata, alla settecentesca chiesa della Concezione, squarciata, le cui immagini fecero il giro del mondo su giornali e tv, all’imponente e lesionata chiesa di Santa Maria del Presepe o del Castello, erta sul colle, alla chiesa frantumata di Sant’Antonio, alla malmessa chiesa della Madonna del Carmine, del monastero delle Clarisse, dove sotto le macerie la madre badessa restò vittima.

chiesa Paganica 1 Il 30 luglio, però, finalmente è stata gran festa per l’inaugurazione della nuova chiesa, con l’ampia sua navata, più rispondente alle dimensioni della comunità parrocchiale. Davvero una gran bella struttura, architetture in legno, volta appena ogivale e sommità con una lunga fessura di luce verso il cielo, raffinato il design e particolari d’arredo assai curati. Sono arrivati in massa, dal Trentino e da Bergamo, gli amici che prontamente raccolsero il messaggio d’aiuto, l’aspirazione ad un luogo spirituale di raccoglimento e di culto, sicuro e capiente. Era stato appunto uno dei primi gesti di amicizia e solidarietà, fatto germogliare dalla testimonianza di don Ivan Maffeis, venuto tra noi una settimana dopo il sisma da Pinzolo, splendida cittadina in provincia di Trento, che condivide con Paganica un forte rapporto di gemellaggio tra Gruppi Alpini, estesosi pienamente alle due comunità. Il sacerdote aveva raccolto il grido di dolore dei paganichesi, nei giorni di lunedì e martedì di Pasqua, festività di San Giustino Patrono e Maria SS. D’Appari, nella tensostruttura che fungeva da chiesa nella tendopoli del Campo 3, allestita dalla Protezione Civile di Trento. Al suo ritorno a Pinzolo ne aveva parlato con alcuni collaboratori e con il sindaco, William Bonomi, ed era subito cominciato il tam tam con gli altri sindaci della Val Rendena, per raccogliere adesioni pari all’onerosità dell’impegno che ci si accingeva ad assumere. D’altra parte, il Trentino aveva dato una tra le prove più generose di prontezza e d’efficienza nel soccorso alle popolazioni terremotate. Era giunto in forze a Paganica già nella tarda serata del 6 aprile, con la sua Protezione Civile - 180 Vigili del Fuoco con numerosi mezzi ed attrezzature - piazzandovi il proprio campo base nella chiusa di Villa Dragonetti de Torres. Nella mattinata dell’8 aprile era già a Paganica il presidente della Provincia Autonoma di Trento, Lorenzo Dellai, con il capo della Protezione Civile provinciale, Raffaele De Col, e con loro il sindaco di Pinzolo, William Bonomi, con il comandante della Polizia Municipale, Loreto Leone, un paganichese da anni trapiantato nella cittadina turistica trentina. Il presidente Dellai, quella stessa mattina, aveva preso contatti all’Aquila con il capo della Protezione Civile Nazionale, Guido Bertolaso, e con la Municipalità aquilana, assicurando la più ampia disponibilità nei soccorsi e nell’emergenza, come in effetti poi è avvenuto. E tuttavia, oltre a questo, la Provincia Autonoma di Trento ha dato una prova straordinaria di qualità, generosità, dedizione ed efficienza negli aiuti alle popolazioni e nella realizzazione di opere che mai potremo dimenticare. Come non è possibile dimenticare la grande massa di volontari trentini che si sono alternati a Paganica durante i mesi dell’emergenza, per tutto il 2009, unitamente alle unità operative delle Regioni Umbria e Lombardia che con i relativi volontari hanno gestito altrettanto egregiamente altri due Campi di tendopoli, e infine la struttura operativa della Sezione Abruzzi dell’ANA, guidata dal gen. Antonio Purificati, che con gli alpini di tutti i gruppi abruzzesi ha assicurato il perfetto funzionamento della tendopoli del Campo 4. CHIESA PAGANICA 2

Ma veniamo ora alla toccante cerimonia inaugurale della nuova chiesa, dedicata agli Angeli Custodi, forse non solo quelli in cielo, ma anche simbolicamente tutti quelli in terra che ci sono stati accanto nel dopo terremoto. Ricolma d’autorità e cittadini commossi per l’evento, è toccato al parroco di Paganica e direttore della Caritas diocesana, don Dionisio Rodriguez, dare il saluto d’accoglienza ai tanti ospiti trentini e bergamaschi, in una giornata attesa e particolare per la comunità paganichese. Dell’amicizia tra le due comunità ha parlato il sindaco di Pinzolo, William Bonomi, intervenendo anche a nome degli altri sindaci della Val Rendena presenti, in rappresentanza dei comuni di Carisolo, Giustino, Massimeno, Caderzone Terme, Strembo, Bocenago, Spiazzo, Pelugo, Vigo Rendena, Daré e Villa Rendena, che con Pinzolo hanno sostenuto il finanziamento di gran parte dell’opera, cui si sono aggiunti la Cassa Rurale di Pinzolo e Spiazzo, la Masé Termoimpianti di Strembo, la Curia Arcivescovile di Trento, e infine la Caritas di Bergamo, che ha contribuito a sostenere lo sforzo finanziario per il completamento del complesso. Il sindaco Bonomi ha voluto anche richiamare, con un encomio, l’architetto trentino Sergio Giovanazzi (progetto preliminare) e l’ing. Massimo Caola di Pinzolo (progetto esecutivo e direzione lavori), come pure l’impresa costruttrice dell’opera, la ILLE Prefabbricati di Pieve di Bono (Trento).

E’ quindi iniziata la cerimonia religiosa, chiesa Paganica 3

con la concelebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo dell’Aquila, mons. Giuseppe Molinari, affiancato dal Vescovo ausiliare, mons. Giovanni D’Ercole, dall’Arcivescovo di Trento, mons. Luigi Bressan, e dal Vicario Generale della diocesi di Bergamo, mons. Davide Belucchi. Nell’omelia di mons. Molinari e nelle parole espresse da mons. Bressan e mons. Pelucchi a conclusione della santa Messa è risuonato il valore dell’amore e della solidarietà come specchio d’una umanità migliore, quale quella vista all’opera durante la dolorosa prova che le popolazioni dell’aquilano hanno sofferto con il terremoto del 2009. A conclusione della cerimonia, a nome della comunità paganichese, il presidente della X Circoscrizione, Ugo de Paulis, ha ringraziato la Provincia di Trento per l’assistenza resa alla popolazione e per l’assidua presenza sul territorio anche nella realizzazione di altre importanti opere, quali la Scuola Media e il Centro medico di Paganica, e, con i fondi della Croce Rossa Italiana, la costruzione delle case della nuova Onna, accanto al paese distrutto. Quindi ha ringraziato uno per uno i dodici comuni della Val Rendena, gli sponsor trentini e bergamaschi, le istituzioni pubbliche, le diocesi di Trento e Bergamo, per aver tutti sostenuto la realizzazione della bella chiesa, circa trecento mq. coperti, con l’annesso parco giochi per bambini adiacente alla struttura. Gratitudine anche per il centro sportivo del quale si avvia la realizzazione, grazie agli amici della Caritas di Bergamo. A tutti, in segno di riconoscenza, il presidente della Circoscrizione di Paganica ha consegnato un artistico omaggio con immagini e simboli del luogo. La manifestazione inaugurale si è poi conclusa con un’agape fraterna, approntata dai volontari del Nucleo di Protezione Civile del Gruppo Alpini di Paganica. Non saranno mai sufficienti ed adeguate le parole per ringraziare di tanta generosità, fatta non solo di opere, ma anche di affettuose attenzioni verso la popolazione paganichese. La cittadina gemella di Pinzolo, perla della Val Rendena dove il turismo estivo ed invernale è una delle voci più marcate della propria economia - basti citare la frazione di Madonna di Campiglio - ha offerto alle famiglie paganichesi colpite dal sisma numerose settimane d’ospitalità gratuita nelle sue strutture alberghiere, per oltre quattrocento presenze nel 2009, sopra tutto bambini e ragazzi. Un’accoglienza replicata anche da altri centri del Trentino verso le popolazioni del cratere, organizzata in collaborazione con la Provincia Autonoma, che segnala il significativo contributo di solidarietà delle popolazioni trentine verso gli Aquilani, quasi a risaltare la particolare affinità tra gente di montagna.

L’AQUILA: UN’EMOZIONE CHE TOGLIE IL RESPIRO

Mi ritorni in mente … bella come sei!

di Goffredo Palmerini

L’AQUILA - Ero sempre disponibile. Anzi, ero felice di liberarmi una giornata per accompagnare delegazioni in visita alla Città, dopo i rituali incontri in municipio. L’ho fatto tante volte negli anni passati, con gli ospiti italiani e stranieri. E non solo perché la visita guidata alle bellezze della città apparisse meglio conveniente se condotta da un amministratore civico, ma sopra tutto perché sentivo il piacere di farlo. Poi, quando altri impegni con l’estero hanno moltiplicato le occasioni, il caso mi capitava di frequente, specie durante la buona stagione. Chi all’Aquila non era mai stato, la scopriva con grande meraviglia. Pochi, in effetti, s’attendevano una tale fioritura di bellezze, tanta ricchezza d’architetture, monumenti di tanta singolarità. Il più delle volte si comprendeva al volo che gli ospiti giungevano in città solo con qualche conoscenza, con l’attesa di trovarvi qualcosa degno di nota, eppure circoscritto al solito rinvenibile in provincia. Poi bastava dargli qualche cenno della singolare nascita della città, del suo legame con i castelli fondatori, del clima che vi si respirava nei primi tre secoli della sua storia, che mutavano parere e pensavano d’essere arrivati in una “capitale”, meglio ancora accompagnandoli a Collemaggio, o al Forte Spagnolo, o alle 99 Cannelle.

SAN BERNARDINO Era appena l’inizio. Perché poi L’Aquila non è solo quella dei monumenti insigni, ma è la città dei particolari, dei dettagli, delle curiosità nascoste nei suoi vicoli, negli sdruccioli, lungo le coste che arrancano alla grande piazza del Mercato. E’ la città, stupefacente ed inattesa, delle tante chiese, incredibile cornucopia per chi la scopre, dei tanti palazzi di magnificente fattura, scrigni di sorprese nei loro chiostri, nelle scalinate, negli archi, nelle modanature, nelle fogge delle finestre, negli stipiti e nei portali. Ma anche nel verde che dall’alto si può ammirare sopra la fuga dei tetti, con le chiome delle piante che spuntano sui profili delle case insieme a quei particolari camini aquilani che solo la nostra abitudine distratta non ci consente d’ammirare anch’essi come opere d’arte. Appunto dopo la visita ai monumenti più noti s’iniziava il giro della città da scoprire nei suoi dettagli, dalle cisterne al centro dei cortili, alle bifore appena sotto il tetto, dalle ogive dei portoni, ai ricorrenti lapidei simboli del nome di Gesù, quel bernardiniano sole con IHS al centro, il cui originale è inciso sulla tavoletta che il Santo senese mostrava durante le sue predicazioni e che ora si conserva al museo del convento di San Giuliano.

Mi toccava spesso invitare a tener lo sguardo in alto, sorvolando sullo stato delle vie, spesso con qualche peccato di manutenzione. La città ha un territorio immenso - avvertivo - 477 mila ettari e 64 borghi, un caleidoscopio di centri abitati che solo di strade conta più di duemila chilometri, tutte da curare con le sempre scarse risorse del bilancio comunale. Più che la benevola comprensione, era il primato delle bellezze a coprire qualche guasto nella città. Eppure mi logoravano alcuni sfregi dell’imbecillità umana, come i graffiti sui colonnati o lungo la scalinata che arranca a San Bernardino, le scritte sui muri con lo spray, le offese dei writers ai muri della cinta urbica, gli innamorati stupidi che scrivono banalità melense con la vernice, come i rifiuti che la sciatteria di qualche maleducato abbandona per strada e chi deve curare l’igiene urbana tarda a raccogliere. Eppure i richiami del bello superavano qualche bruttura.

Ricordo ancora lo stupore di Dan Fante - figlio del grande John  e Dan_Fantebrillante scrittore egli stesso – quando, dopo una commossa visita a Collemaggio sostando davanti al mausoleo di Celestino V, salendo per via Fortebraccio, s’ebbe all’improvviso davanti la Basilica di San Bernardino, con la facciata splendente di sole, al tramonto. Un’emozione che gli tolse il respiro. Ci mancano, ora, queste emozioni. Ogni erbaccia ci appare un insulto, ogni rovina una ferita profonda. Toccherà lavorare sodo, per anni. Ma ce la faremo. Sogno però, quando la calura è insolente nelle lande dove ora viviamo, quella frescura che si godeva rasentando le ombre delle vie aquilane, mentre il sole picchiava a mezzogiorno.

Goffredo Palmerini