lunedì 20 dicembre 2010

BUENOS AIRES - Compie quest’anno quarant’anni la più antica Federazione delle associazioni abruzzesi d’Argentina, che quest’anno ha avuto l’onore di ospitare a Buenos Aires il Consiglio Regionale Abruzzesi nel Mondo (CRAM). Ne ricordiamo brevemente la storia. Il 1 novembre 1970, nella città di Campana, s’incontrano Americo De Benedictis, Alfredo Spoltore, Gerencia Lezzi José Corillo, Domenico Di Fazio, Salvatore D'Antonio, Amedeo Straccia, Giuseppe Graziosi ed altri, con l’intenzione di creare una Federazione che raggruppi tutte le associazioni d’Abruzzo e Molise. La chiamano FEDAMO, Federazione di associazioni d’Abruzzo e Molise. Sebbene oggi le due regioni siano separate, si è scelto di continuare a mantenere immutato il nome della Federazione.

Da quel momento quattro associazioni si tengono saltuariamente in contatto tramite il dr. De Benedictis: il Circolo Ricreativo Abruzzese di Berazategui, la Famiglia Abruzzese di Rosario, il Circolo Abruzzese e Molisano di Campana e il Molise Club di Villa Bosch, seppure la Federazione non funzioni ancora in maniera organica, mancano riunioni periodiche e rapporti costanti, tanto che non si hanno documenti scritti risalenti all’epoca. Tutto ciò fino al 1980, quando i rapporti con la Regione Abruzzo divengono più intensi e quindi sorge la necessità di creare una Federazione organizzata. Nel frattempo si aggiungono altre associazioni, come quelle di Mar del Plata e Bahia Blanca, e s’inizia ad organizzare riunioni in posti diversi, così da formare una Federazione con delegati di ogni istituzione. La FEDAMO quindi intensifica i rapporti con la regione e con le associazioni.

Questa prima tappa nella riorganizzazione della Federazione avviene grazie al rilevante contributo di Rocco Travaglini, al tempo presidente dell’associazione di Berazategui. Sempre in questa fase, a causa di disaccordi, l’associazione di Villa Bosch esce dalla Federazione, ma in compenso entrano a farne parte l’Associazione Abruzzese di Villa San Vincenzo del quartiere San Martín e l’Associazione Abruzzese di Ensenada. La presidenza viene assunta dapprima da Giovanni Di Donato di Bahia Blanca e in seguito da Giuseppe Angeli di Rosario. Nel frattempo nella Regione Abruzzo viene costituito il Consiglio Regionale dell’Emigrazione e dell’Immigrazione (CREI). La FEDAMO, intanto, incorpora anche altre associazioni, quali Villa Gobernador Gálvez, Santa Fe, Mendoza e infine di Olavarría, San Isidro, Necochea e San Nícolas.

Presidente della FEDAMO viene eletto Italino Teti, del Centro Abruzzese di Mar del Plata, seguito poi da José Graziosi, uno dei pionieri della Federazione, rappresentante degli abruzzesi di Campana. Dopo due anni spetta all’avv. Alicia Carosella, la quale guidava il club degli abruzzesi di San Martin. Nel triennio 1999-2001 è la volta di José Bologna di Ensenada. È doveroso evidenziare che la FEDAMO ha avuto un suo delegato nel CREI, fin dalla costituzione del Consiglio. Dapprima Travaglini, poi Di Donato e ancora Angeli e Teti. Quest’ultimo, durante il suo mandato, ottiene un secondo delegato nel CREI per l’Argentina. Viene quindi eletto Giuseppe Ricciuti di Berazategui. È inoltre importante ricordare che, nel 1999, con la presidenza di Alicia Carosella, s’ottiene un incarico nell’esecutivo del CREI per gli abruzzesi d’Argentina.

Al termine del mandato di Bologna, nel 2001, l’elezione per la presidenza FEDAMO vede vincitore Angelo Di Donato di Berazategui. Nel 2003 il testimone passa a Giovanni Scenna, del Centro Abruzzese di Mar del Plata, il quale entra nel CREI insieme ad Alicia Carosella, che già era nell’esecutivo nel precedente mandato. Nel 2004 la Regione Abruzzo approva una legge che riforma il settore emigrazione. Nasce il Consiglio Regionale degli Abruzzesi nel Mondo (CRAM). La legge prevede, a seconda della consistenza delle comunità abruzzesi nei diversi Paesi, anche la nomina d’un giovane con età inferiore a quarant’anni. Il provvedimento riguarda anche l’Argentina, che quindi assume una rappresentanza di tre delegati. Nello stesso anno altre associazioni entrano a far parte della FEDAMO: José C. Paz e Pergamino. Giovanni Scenna ricopre l’incarico di presidente fino al 2005, anno in cui viene riconfermato per il triennio successivo. Fabio Marraffini, di Ensenada, entra nel CRAM come delegato giovane insieme ad Anna Martella di Campana ed allo stesso Giovanni Scenna. Restano in carica fino al dicembre 2008, quando il CRAM decade per lo scioglimento anticipato del Consiglio Regionale d’Abruzzo.

Intanto, nel 2007, la FEDAMO assume personalità giuridica e, nel marzo 2009, a Mar del Plata vengono rinnovate le cariche: Alicia Carosella diviene presidente, che entra nel nuovo CRAM insieme a Giovanni Scenna e Joaquin Negri delegato giovane. Dalla sua nascita la FEDAMO ha saputo stabilire rapporti produttivi e stabili con la Regione Abruzzo e con le associazioni aderenti. Nel corso degli anni è stata in grado d’organizzare numerosi importanti incontri in diverse città, che hanno visto una grande partecipazione. Ha ricevuto per la prima volta in Argentina la visita di Gaetano Novello, del Presidente del Consiglio Regionale d’Abruzzo, per due volte consecutive. In seguito, la Federazione ha ricevuto la visita d’una delegazione guidata dal Presidente della Regione, Vincenzo Del Colle. Nell’occasione la Federazione organizzò la Prima Conferenza dell’Emigrazione dell’America Latina, con abruzzesi d’Argentina, Brasile, Cile, Venezuela e Uruguay. L’evento ebbe grande successo, con la partecipazione di molti giovani. Per questo motivo si decise anche di realizzare il primo Congresso Latinoamericano di Discendenti di Abruzzesi, al quale parteciparono delegati dei già menzionati Paesi ed altri. In seguito la Federazione ha avuto l’onore d’ospitare i Presidenti della Regione Abruzzo, Antonio Falconio e poi Giovanni Pace.

Altro motivo d’orgoglio per la FEDAMO sono gli scambi avvenuti durante gli anni 90 con l’Anfe, tramite i quali numerosi giovani hanno potuto conoscere la terra dei propri genitori e nonni. Negli anni ‘98 e ’99 la Federazione ha ottenuto la partecipazione ad uno scambio di giovani organizzato dall’ARCI, avvenuto prima in Argentina e poi in Abruzzo. Nel 2004 i rappresentanti della Federazione riescono in un’impresa inaspettata: 45 giovani provenienti dalle diverse associazioni della FEDAMO visitano l’Abruzzo per 18 giorni, ospitati dalla Regione. Nel 2007 si tiene il primo Congresso mondiale di Giovani Abruzzesi organizzato dalla FEDAMO e infine nel 2008 viene realizzato uno scambio di 15 giovani col Comune di Castellalto. Nel 2009, in seguito alla tragedia del terremoto in Abruzzo, le 14 associazioni aderenti alla Federazione s’impegnano a realizzare eventi per sostenere le zone colpite dal sisma, raccogliendo aiuti in denaro donati nel gennaio 2010 alla Regione tramite l’ufficio Emigrazione.

Nel marzo 2010 l’assemblea ordinaria ha avuto luogo nella sede del Centro Abruzzese di San Martin, durante la quale s’è deciso di organizzare l’Incontro Nazionale di Giovani Abruzzesi, tenutosi poi il 6-7-8 agosto a Mar del Plata, con l’organizzazione di Joaquin Negri. Infine sempre nel corso di quest’anno ricco di conquiste, dopo 40 anni di attività, per la prima volta il CRAM ha avuto luogo in Argentina, nei giorni 1-2-3 novembre, a Buenos Aires, sotto il coordinamento di Alicia Carosella. Tutti gli eventi citati nei 40 anni di attività della Federazione sono stati organizzati con la guida dei presidenti FEDAMO, dei delegati nel CRAM e con il forte impegno di tutti gli esponenti delle Associazioni. Questa bella storia associativa degli Abruzzesi d’Argentina fa guardare davvero con fiducia al futuro.

LA FAMIGLIA ABRUZZESE E MOLISANA IN PIEMONTE E VALLE D’AOSTA

 

La storia dell’Associazione e il programma del Premio “Giorgio Cavallo” edizione 2010

TORINO - La Famiglia Abruzzese e Molisana in Piemonte e Valle d’Aosta (FAMPV) nasce una trentina d’anni fa su iniziativa d’un gruppo di Abruzzesi e Molisani giunti nelle regioni del nord- ovest per ragioni di lavoro e desiderosi di mantenere cultura, tradizioni, usanze, orgogliosi di promuovere la cultura della propria terra. L’immigrazione dall’Abruzzo e dal Molise in Piemonte e Valle d’Aosta, quantitativamente cospicua intorno alla metà degli anni ’50, ha contribuito all’evoluzione e allo sviluppo della produttività non solo industriale di queste regioni, ma ha qualitativamente arricchito tutto lo spettro dell’operatività subalpina, dagli operai agli artigiani, dai commercianti agli imprenditori, dai professionisti ai funzionari statali, da alti ufficiali e clinici illustri a docenti universitari di chiara fama. Solo qualche nome per tutti: dall’avv. Vitantonio Putaturo all’imprenditore edile Pomponio, al vicequestore Nino Baranello, al generale dei Carabinieri Franco Romano, fino al Rettore dell'ateneo torinese prof. Giorgio Cavallo.

Nacque dunque così il “gruppo promotore” dell’associazione, che si costituì in modo informale nel 1970 e si connotò intorno al periodico d’informazione “L’AVELLANO”. Si dette poi uno statuto, con atto costitutivo redatto dal notaio Martucci, in un’assemblea dei soci tenuta nel giugno del 1991 che istituzionalizzò la nascita dell’associazione. Attualmente la Famiglia fa parte delle Associazioni ufficialmente riconosciute dalle Istituzioni regionali, sia dell’Abruzzo che del Molise. Peraltro, la FAMPV è uno degli organismi fondatori della Federazione nazionale delle Associazioni Abruzzesi e Molisane fuori regione in Italia. Ogni anno, durante l’estate, la Famiglia organizza in un centro d’Abruzzo o del Molise, un convegno denominato “Rimpatriata” al quale partecipano tutte le associazioni consorelle. La “Rimpatriata” si svolge dal 1975, senza soluzione di continuità, con costante cadenza annuale, riscuotendo sempre ampio consenso e successo di partecipanti tant’è che, in questi anni, di solito s’abbinano all’evento iniziative e convegni promossi dalla Federazione delle Associazioni d’Abruzzo e Molise fuori regione.

L’appartenenza si caratterizza non solo nell’organizzazione di eventi, ma anche approntando iniziative di solidarietà nel caso delle calamità naturali che hanno purtroppo colpito le nostre regioni, come in occasione del sisma che devastò il basso Molise, con una raccolta di fondi e materiali che furono sollecitamente portati a San Giuliano di Puglia e consegnati al sindaco della cittadina. Analoga iniziativa è stata presa per il sisma del 6 aprile 2009 a L’Aquila e provincia, con una cospicua raccolta di fondi che ci ha consentito di acquistare due Fiat Panda 4x4, donate poi ai comuni di Barisciano e Navelli. La Famiglia organizza inoltre conferenze a tema culturale, divulgativo o sanitario, tenute da relatori di alto profilo presso sedi prestigiose, quali la Sala del Consiglio Regionale del Piemonte, la Sala conferenze della Clinica Villa Maria Pia, la Sala Riunioni dell’Ottava Circoscrizione di Torino. E ancora serate teatrali, con compagnie di spettacolo provenienti dalle nostre terre, con le quali s’intende promuovere cultura e il nostro dialetto, senza dimenticare la parte ludica con serate di svago o gite culturali in località regionali o extraregionali.

Con il Premio "Giorgio Cavallo", infine, si è voluto sottolineare l'impegno e riconoscere il successo che la nostra gente ha saputo raggiungere in terra sabauda: l'Ad della FIAT Sergio Marchionne, l'arch. Mirella Macera della Sovrintendenza dei Beni culturali del Piemonte, il medico e sindaco di Chieri Francesco Lancione, sono alcuni dei nomi dell’albo d’oro del Premio, ai quali è stato tributato il riconoscimento. L’edizione 2010 del Premio si terrà a Torino il prossimo 18 dicembre, alle ore 19, presso l’Hotel Mercury Royal. Il programma dell’evento prevede letture dalla “Cronica Aquilana” di Buccio di Ranallo e brani tratti da “Il libro segreto” di Gabriele d’Annunzio, attraverso la voce di Barbara Chiarilli, attrice e regista teatrale; la presentazione del volume “L’Aquila nel Mondo” (One Group Edizioni) di Goffredo Palmerini, giornalista e scrittore aquilano, consigliere del CRAM; la consegna del Premio “Giorgio Cavallo” 2010, conferito alla Fondazione La Stampa “Specchio dei Tempi”, nelle mani del presidente dr. Roberto Bellato, per l’impegno profuso a favore dell’Abruzzo colpito dal sisma. La serata si concluderà con una Cena di Gala, con specialità enogastronomiche abruzzesi.

Carlo Di Giambattista - Presidente Famiglia Abruzzese e Molisana

venerdì 8 ottobre 2010

UNA GIORNATA PARTICOLARE PER LA BANDA DEI VIGILI DEL FUOCO DI OTTAWA

L’Aquila visitata in occasione della tourné d’agosto in Abruzzo e sud Italia

di Goffredo Palmerini

 

collwmaggio L'Aquila - Una straordinaria missione culturale ha vissuto in Italia la Banda dei Pompieri della capitale canadese (The Ottawa Fire Department Band). Sotto la guida accorta di Angelo Filoso e Gino Buffone, in agosto s’è svolta una tournée di due settimane, con diversi concerti, toccando l’Abruzzo, poi la Calabria (Lamezia Terme), Campania (Amalfi, Positano, Pompei e Capri) e Lazio (Roma). A farla da padrone, anche in ragione del dramma che l’anno scorso l’ha colpito, è stato l’Abruzzo, privilegiato con molti eventi dalla Fanfara canadese che quest’anno compie 41 anni di attività. Chieti, L’Aquila, Rapino, Pretoro e Roccamontepiano gli appuntamenti abruzzesi per il prestigioso complesso bandistico, diretto dal Maestro Paul Casagrande e coordinato da Robert Rainboth. Dovunque la Banda ha destato entusiasmo, curiosità e simpatia, raccogliendo una messe di consensi e successi di pubblico, come pure gli onori delle massime istituzioni civili, nelle città e nei borghi dove ha concertato. Proprio l’Abruzzo è stata la prima regione ospite, con un’accoglienza ed un’ospitalità festose in luoghi di grande suggestione ambientale, quali sono i magnifici borghi di Rapino, Pretoro e Roccamontepiano, arroccati nei contrafforti della Maiella, la montagna sacra per gli Abruzzesi, sia per le antiche leggende, ma sopra tutto per esservi vissuto, negli eremi edificati quasi otto secoli fa dai suoi monaci, l’eremita Pietro Angelerio poi diventato Papa Celestino V, figura straordinaria e santa della cristianità del suo tempo, il primo pontefice a rinunciare al papato dopo cinque mesi dall’elezione al soglio di Pietro.
Grandi onori alla Banda, si diceva, al suo primo appuntamento in Abruzzo, a Roccamontepiano, dove è stata accolta dal sindaco Adamo Carulli e dalla sua vice Maria Luciana D’Addario, dal senatore Giovanni Legnini, dall’ing. Alessio Barbarulo, Comandante dei Vigili del Fuoco di Chieti, da Gianfranco Conti, presidente del Comitato Feste, e dall’intera popolazione. Altrettanto s’è ripetuto in tutte le tappe del tour abruzzese: a Rapino, Pretoro, Chieti e L’Aquila. Ma è sulla giornata aquilana che ci vogliamo soffermare. Una giornata particolare per la Banda, per l’intensità delle emozioni che essa ha evocato nei luoghi della tragedia che ha colpito la città capoluogo d’Abruzzo ed i borghi vicini, devastati dal terremoto del 6 aprile 2009. La prima tappa in una delle 64 frazioni del Comune dell’Aquila, Collefracido, a pochi chilometri dalla città, dove l’autobus che portava la Banda ha avuto il suo bel daffare, a causa delle stradine chiuse o ingombre dai ponteggi, per arrivare al Centro Sociale del paese, costruito con gli aiuti giunti dall’estero e dall’Italia. Mentre l’autista se la cavava da solo, la Banda si è presto ricomposta nella sua formazione classica di trentacinque musici, sfilando festosamente in marcia per le vie del paese nella superba uniforme e con il labaro delle sue insegne, fino al luogo dell’appuntamento. Una pioggia sottile, con un cielo che ben altro aveva minacciato dalla mattina, non ha impressionato il complesso nell’esecuzione delle sue marce coinvolgenti.
Ad attendere il complesso bandistico canadese ed i suoi accompagnatori, al Centro Sociale collocato in una zona alta del paese da dove si scopre il borgo antico, gravemente danneggiato dal sisma, e le case costruite dalla Protezione Civile per la popolazione, c’erano l’assessore alla Ricostruzione del Comune dell’Aquila, Pietro Di Stefano, il consigliere comunale Corrado Sciomenta, il presidente dell’Associazione Culturale locale, Maurizio Flati, i senatori Giovanni Legnini e Claudio Micheloni. Originario di Campli, in provincia di Teramo, ed emigrato in Svizzera, il sen. Micheloni, alla sua seconda Legislatura, è uno dei 18 parlamentari eletti all’estero, nella Circoscrizione Europa. Molto egli s’è prodigato per le popolazioni terremotate, coordinando le iniziative di solidarietà in Svizzera, compresa quella promossa dalla comunità italiana di Schaffhausen e destinata all’Associazione Culturale di Collefracido, quale contributo alla realizzazione del Centro Sociale. Con la Banda è giunto Robert Triozzi, già responsabile dei servizi antincendio al palazzo di vetro dell’Onu, a New York, ha fondato e dirige il Fire Rescue Development Program, in Roma, unica Organizzazione non governativa riconosciuta dalle Nazioni Unite, dove i pompieri di tutto il mondo mettono a confronto le loro esperienze per migliorare la qualità e l’efficienza dei soccorsi. Robert Triozzi è nato a New York da genitori d’origine abruzzese. Noto in tutto il mondo per la sua preparazione ed il suo coraggio, è stato presente in diversi teatri di guerra dove s’è messo in evidenza per diverse operazioni di salvataggio in grossi incendi. Da oltre dieci anni vive a Roma, consulente per le unità di Vigili del Fuoco a presidio delle sedi sensibili dell’Onu e degli Stati Uniti in Italia.
Gli inni nazionali canadese ed italiano hanno aperto la giornata, nel frattempo avviatasi al bello con l’arrivo di qualche raggio di sole. Poi l’agape fraterna, nel salone del Centro, un fabbricato in struttura di legno ben progettato, al quale manca solo qualche dettaglio per il suo completamento. I volontario dell’Associazione hanno approntato un buon pasto con ricette del luogo. Soddisfazione, gioia e gratitudine per questa magnifica giornata di visite illustri. In conclusione le testimonianze, commosse e intense, con gli interventi di Paul Casagrande, direttore della Banda, e di Robert Rainboth, poi di Angelo Filoso, direttore del mensile italiano di Ottawa “Il Postino”, dei senatori Legnini e Micheloni, che hanno sottolineato la grande prova di dignità degli Aquilani colpiti dal terremoto e l’abnegazione dei Vigili del Fuoco italiani e stranieri giunti in Abruzzo per le operazioni di primo soccorso, del sindaco Carulli di Roccamontepiano, che ha destinato al Centro i fondi raccolti nel suo paese, del Comandante Triozzi, che ha esaltato il coraggio dei Vigili del Fuoco di tutto il mondo, dell’assessore Di Stefano, che ha ringraziato tutti a nome della città capoluogo, e quindi di chi scrive, quale membro del Consiglio Regionale degli Abruzzesi nel Mondo, che ha richiamato la straordinaria prova di solidarietà data dalle comunità italiane all’estero verso l’Abruzzo. Infine, molto commosso l’intervento di saluto portato dal presidente Flati, a nome dell’Associazione e della comunità di Collefracido, evidenziando i gesti di profonda sensibilità che hanno fortemente toccato la popolazione del paese, facendo nascere tante amicizie che resteranno intatte, per sempre.
Nel pomeriggio, visita al centro storico dell’Aquila. La delegazione canadese ha raggiunto la città capoluogo, martoriata dal terremoto, entrando nel centro storico, accolta dal Comandante dei Vigili del Fuoco dell’Aquila, Davide Martella. L’incontro nel luogo simbolo della città, la grande piazza del Mercato, sulla quale affacciano il Duomo e la Chiesa di Santa Maria del Suffragio, con le loro ferite, divenute icone del dramma in tutto il mondo quando i grandi della Terra, durante i lavori del G8 nel luglio 2009, vi fecero visita. In quell’agorà la Banda ha offerto agli Aquilani ed ai tanti turisti che nonostante tutto visitano L’Aquila, straordinaria città d’arte, una splendida performance, con l’esecuzione degli inni nazionali, marce classiche e magnifici brani della tradizione musicale nordamericana. Poi, sotto la guida del Comandante Martella e dei suoi Vigili del Fuoco, i colleghi di Ottawa hanno potuto visitare la città nei quartieri più lacerati sisma, zone ingombre di macerie e ancora chiuse, come gran parte della città. Hanno potuto così verificare il vero stato della città, diverso da quel che passa attraverso le immagini televisive, e rendersi conto della complessità della ricostruzione d’uno scrigno d’arte quale L’Aquila è, con tutte le sue chiese, palazzi e monumenti che ne fanno uno dei centri storici più vasti e preziosi d’Italia.
Con questo doloroso sopraluogo e con il pensiero alle 308 vittime del terremoto, per la Banda dei Pompieri di Ottawa si è chiusa la giornata aquilana. Il Corpo dei Vigili del Fuoco della capitale canadese è il terzo nel Paese per dimensione. Con i suoi mille Vigili in organico e quasi 400 altri volontari, sovrintende ad un territorio vastissimo, di 2757 km quadrati, servendo le municipalità di Ottawa, Coumberland, Gloucester, Goulbourn, Kanata, Nepean, Osgoode, Rideau e Carleton. Tantissimi i pompieri d’origine italiana che sono passati per il Corpo. Fortissimi i legami con la nostra comunità nella capitale canadese, che conta quasi trentamila italiani, dei quali circa un terzo è d’origine abruzzese. Il Centro Abruzzese Canadese inc. di Ottawa, infatti, è uno dei sodalizi regionali più attivi e meglio organizzati, presieduto dall’aquilano Nello Scipioni. La comunità italiana è molto legata, ha in Villa Marconi, realizzata interamente dagli italiani, uno degli esempi più efficienti di attenzione sociale. La Chiesa di Sant’Antonio è il centro di riferimento spirituale per la comunità italiana, come il mensile “Il Postino” e radio CHIN di Ottawa - entrambi diretti da Angelo Filoso - che trasmette anche programmi in italiano, e nell’Italian Canadian Community Centre, sono importanti presidii della cultura italiana. La nostra cultura s’avvale, inoltre, delle preziose attività dei docenti italiani nelle università e nelle scuole della capitale. Insomma, una comunità italiana, in Ottawa, certamente esemplare, per impegno e coesione.

lunedì 27 settembre 2010

A PESCASSEROLI “SETTEMBRE ANDIAMO” ALLA IX EDIZIONE

L’evento il 4 settembre al via con Antonio Bini che presenta il film “Uomini e lupi”, di G. De Santis.

di Goffredo Palmerini

L’AQUILA - Anche quest’anno si é svolta, dal 4 all’11 settembre, la IX edizione della manifestazione di turismo sportivo “Settembre andiamo, è tempo di migrare”, organizzata dall’Unione Sportiva Acli lungo le vie verdi della transumanza e, in particolare, del Regio Tratturo che da Pescasseroli scende a Lucera, nel Tavoliere. L’itinerario, in sette tappe, attraversa le province dell’Aquila, Isernia, Campobasso, Benevento, Avellino e Foggia, per un totale di 170 chilometri, che i partecipanti percorrono in bicicletta o a cavallo. Con questa iniziativa si vuole far conoscere e valorizzare i beni ambientali, paesaggistici e archeologici che l’antica civiltà della transumanza ha generato nei secoli, soprattutto in Abruzzo, Molise, Campania e Puglia. Una particolare attenzione é stata posta per riscoprire la cultura e le tradizioni delle comunità incontrate durante il percorso. L’iniziativa, quest’anno, era promossa all’insegna della solidarietà verso le popolazioni aquilane colpite dal sisma del 6 aprile 2009 e del rilancio delle attività di sport ecologico e di turismo responsabile nelle località ricadenti nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise che, a causa del terremoto, sono state alquanto disertate dai turisti.

La manifestazione si é inaugurata sabato 4 settembre, alle 10, presso il Cinema “Rinascimento” di Scanno, alla presenza del sindaco di Pescasseroli, Nunzio Finamore, dell’assessore al Turismo, Ernesto Paolo Alba, e del presidente del Parco Nazionale d’Abruzzo, Giuseppe Rossi, con la proiezione del film “Uomini e lupi”, di Giuseppe De Santis. Lo ha presentato Antonio Bini, infaticabile operatore culturale, che nel 2008 pubblicò per la rivista D’ABRUZZO (n. 81/2008) una ricerca sul film, girato nel 1956 interamente in Abruzzo, tra Scanno e Pescasseroli. Particolarmente attesa era la presenza dell’attore Euro Teodori, che nel film recitò la parte del giovane Amerigo. “Si tratta di un ritorno a Pescasseroli dopo oltre cinquant’anni; un ritorno che mi emoziona profondamente, essendo rimasto sempre legato al film ed ai luoghi in cui fu girato”, ha dichiarato l’attore. Al termine della proiezione si é registrata una comunicazione sul percorso, per favorire il riconoscimento da parte dell’UNESCO della civiltà della transumanza. É seguita una visita ai luoghi in cui il film fu girato. Nella mattinata e nel primo pomeriggio sono arrivati da varie parte d’Italia i cavalieri (una quarantina) per seguire l’itinerario sulle tracce dell’antico tratturo.

La proiezione del film, che viene opportunamente contestualizzata nella manifestazione, merita qualche breve riflessione, considerato il lungo tempo trascorso da quando furono fatte le riprese. In Abruzzo “Uomini e lupi” sembra essere stato dimenticato, eppure gli esterni furono interamente girati nella regione, appunto tra Scanno e Pescasseroli, e alcune scene anche a Roccaraso. Ma sopra tutto all’Abruzzo si riferisce l’intera storia, incentrata sui “lupari”, ossia i cacciatori di lupi oggi figure ormai scomparse, inseriti nello scenario del mondo pastorale di allora, peraltro con un cast di grande spessore. L’Archivio di Rai Uno ha definito il film “dramma intenso e selvaggio ambientato tra le montagne abruzzesi e interpretato da un gruppo di attori di rilievo, fra cui spiccano il giovane Yves Montand e l’affascinante Silvana Mangano”. In occasione del cinquantesimo anniversario dell’uscita nelle sale cinematografiche (2007), Uomini e lupi” è stato ricordato dallo storico Museo Nazionale della Montagna di Torino - sorto alla fine dell’800, parallelamente al CAI - che ha dedicato al film due settimane di programmazione, e dalla Fondazione DiversoInverso, presso il teatro “Pagani” di Monterubbiano, nelle Marche. In precedenza è stato proiettato in rassegne cinematografiche a Tolosa, La Rochelle e Boston. Il film uscì anche in Francia, Germania, USA e Messico.

Il film si inserisce nel Neorealimo, straordinaria stagione del cinema italiano, alla quale Giuseppe De Santis, indimenticato regista di “Riso Amaro” (1949), contribuirà attraverso un’analisi rigorosa delle forze sociali, con una presa diretta della realtà umana, coinvolgendo spesso nelle riprese gente del luogo, come avvenne anche nel caso di “Uomini e lupi”, con contadini e pastori di Scanno e Pescasseroli. “Uomini e lupi” è stato giustamente definito un film fuori dal tempo. L’ambiente aspro e difficile di un povero paese della montagna abruzzese, ribattezzato Vischio, la neve e l’ansia della popolazione per la presenza dei lupi, che costituivano un pericolo per le greggi, rappresentano il contesto in cui era collocata la figura del luparo, anch’egli affamato come i lupi che cacciava, attratto dalle taglie poste su ogni capo ucciso. La lavorazione del film risentì delle eccezionali condizioni atmosferiche di quell’inverno, nel 1956, ancor oggi ricordato per le eccezionali nevicate, che rese più difficoltose e complicate molte scene.

L’impostazione che Giuseppe De Santis intendeva conferire al film risentì dei contrasti emersi tra il regista e la produzione italo-francese, la quale impose un taglio di circa diciotto minuti, per conferire al film il dinamismo proprio di una pellicola d’azione, tipo western, secondo una logica di taglio squisitamente commerciale. La Titanus operò i tagli che riteneva necessari e De Santis prese le distanze dall’opera, abbandonando la fase del montaggio della pellicola e denunciando sui giornali che non si considerava l’autore del film. Queste vicende, seguite dalla stampa nazionale, ne ritardarono l’uscita nelle sale cinematografiche. La prima proiezione pubblica avvenne a Roma il 2 febbraio 1957. Pur con le tutte vicende che lo condizionarono, il film rimane un capolavoro del cinema italiano e un irripetibile documento sulle sofferte condizioni di vita della nostra gente e sui paesaggi della nostra montagna, che s’inserisce ancor oggi nel secolare immaginario selvaggio e aspro, ma al tempo stesso umano, dell’Abruzzo e della sua gente.

Per l’Abruzzo resta la soddisfazione d’aver fornito al padre del Neorealismo il contesto ideale, ambientale e sociale, per girare “Uomini e lupi”, uno dei suoi film capolavoro, ancor oggi icastico documento delle condizioni estreme in cui versava la nostra gente di montagna e dei passi da gigante fatti dalla nostra regione, nei decenni successivi, per affrancarsi dalla povertà e dal sottosviluppo. UOMINI

Infine, solo un accenno a molti altri registi che hanno scelto l’Abruzzo per ambientare e girare i loro film. Per brevità, cito solo i più noti e famosi: Ai piedi della montagna di Peter Del Monte (2002), Amici miei atto II di Mario Monicelli (1982), Autostop rosso sangue di Pasquale Festa Campanile (1970), Lo chiamavano Trinità di E.B. Clucher (1970), Fontamara di Carlo Lizzani (1980), Francesco di Liliana Cavani (1989), Il deserto dei Tartari di Valerio Zurlini (1976), Il nome della rosa di Jean Jacqes Annaud (1986), Il posto dell’anima di Riccardo Milani (2002), Il sole anche di notte di Paolo e Vittorio Taviani (1990), Il viaggio della sposa di Sergio Rubini (1997), King David di Bruce Beresford (1985), L’Angelo e il Cacciatore di Giancarlo Planta (2003), L’armata ritorna di Giancarlo Tovoli (1983), L’Orizzonte degli Eventi di Daniele Vicari (2004), Lady Hawke di Richard Donner (1985), La guerra degli Antò di Riccardo Milani (1999), La strada di Federico Fellini (1954), Liberi di Gianluca Tavarelli (2003), Milarepa di Liliana Cavani (1974), Pane e Tulipani di Silvio Soldini (2003), Parenti serpenti di Mario Monicelli (1993), Serafino di Pietro Germi (1968), Straziami, ma di baci saziami di Dino Risi (1968), Una pura formalità di Giuseppe Tornatore (1993), Via Paradiso di Luciano Odorisio (1988), Yado di Richard Fleischer (1985), Così è la vita di Aldo, Giovanni e Giacomo (1998). Questa sintesi delle pellicole girate sul territorio abruzzese vuole solo segnalare la forte prelazione dell’industria cinematografica mondiale per l’Abruzzo, specie interno e montano, dove trova paesaggi ed ambienti naturali e selvaggi, borghi e luoghi di grande suggestione, che fanno della regione un ideale set dove girare il grande cinema.

UOMINI E LUPI (1957)

Interpreti: Silvana Mangano (Teresa), Yves Montand (Ricuccio), Pedro Armendariz (Giovanni), Irene Cefaro (Bianca), Guido Celano (don Pietro), Euro Teodori (Amerigo), Giulio Calì (Nazareno), Giovanni Matta (Pasqualino). Regista: Giuseppe De Santis; Soggetto: Giuseppe De Santis, Tonino Guerra, Elio Petri; Fotografia: Piero Portalupi; Musiche, Mario Nascimbene; Titanus-Trionfalcine.

A MAR DEL PLATA L’INCONTRO DEI GIOVANI ABRUZZESI D’ARGENTINA

Resoconto su tre giorni di lavori sul ruolo dei giovani e sul futuro delle relazioni con l’Abruzzo

di Federico Mandl

BUENOS AIRES – Si è tenuto nei giorni 6-7-8 agosto a Mar del Plata, splendida città balneare della provincia di Buenos Aires, l’Incontro Nazionale dei Giovani Abruzzesi, al quale hanno partecipato figli e nipoti di abruzzesi, ma anche molti giovani di altre comunità regionali italiane. L’incontro, che aveva avuto il riconoscimento di Evento di Interesse Pubblico da parte della Municipalità di Mar del Plata con deliberazione del Consiglio Comunale del 29 luglio, è stato un grande successo di partecipazione e di risultati, maggiore di quanto ci si aspettasse alla vigilia. Preparato con molta cura da un équipe coordinata da Joaquin Negri, componente del Consiglio Regionale Abruzzesi nel Mondo (CRAM), ha avuto il forte sostegno della Federazione delle Associazioni Abruzzesi in Argentina (FEDAMO), del suo presidente Alicia Carosella e del suo esponente “storico” Juan Scenna, anch’essi membri del CRAM. L’incontro è stato molto produttivo, ricco di nuove idee da presentare all’attenzione del CRAM. Molti i temi discussi nei vari dibattiti e nei gruppi di lavoro, che hanno riguardato le nuove frontiere dell’associazionismo con l’impegno delle giovani generazioni, i rapporti culturali e sociali da tenere con la Regione Abruzzo, le opportunità di collaborazione, la grande risorsa per l’Abruzzo costituita dai figli dell’emigrazione abruzzese in Argentina. Le relazioni sui vari argomenti in discussione sono state svolte in un clima di grande interesse e notevole è stata la partecipazione al dibattito, molto proficuo di spunti e di proposte innovative, come hanno riconosciuto negli interventi conclusivi la Presidente della FEDAMO, avv. Alicia Carosella, e tutte le Autorità intervenute.

Il programma dell’Incontro Nazionale dei Giovani Abruzzesi presentava molti appuntamenti interessanti, sia riguardo ai temi da discutere e alle proposte progettuali, come pure su argomenti culturali e storici, tutti svolti con il sussidio di presentazioni audiovisive e documentari. Questi, in sintesi, gli eventi nei tre giorni di lavori. Aperta felicemente con uno spettacolo del Corpo di ballo “Cuore Forte e Gentile” del Centro Abruzzese di Mar del Plata, la prima giornata ha preso avvio con una relazione di Federico Mandl sulla “Storia della Fedamo”, seguita dalla comunicazione di Florencia Verna su “Storia degli Abruzzesi nel commercio argentino” e dalla relazione tenuta da Juan Scenna e Joaquin Negri su “Gli Organismi della Regione Abruzzo e l’attuale situazione del CRAM”. Il Centro Abruzzese di Campana ha svolto poi una comunicazione sulla “Storia degli Abruzzesi nella zona di Campana”, cui è seguita la trasmissione del documentario “Eroi contro la mafia”. Ancora un impegno con “Tormenta de ideas”, con molte ipotesi di progetto, riprese nei successivi incontri di gruppo, quindi la comunicazione di Fernando Rizzi su “Relazioni della collettività italiana con la società e le gli Organismi statali argentini”. Il documentario “Ortona, città d’Abruzzo, epicentro d’una grande battaglia della 2^ Guerra Mondiale” e, dopo cena, il film “Gomorra” di Matteo Garrone, tratto dal best-seller di Roberto Saviano, hanno chiuso l’intensa prima giornata di lavori.

La seconda giornata ha preso avvio con la presentazione del progetto del Centro Abruzzese di Berazategui Ragazzi Abruzzesi d’Argentina e Italia nell’apprendimento di danze, idiomi, giochi e tradizioni”, quindi con la comunicazione di Marcelo Ferrara su “Programma di lavoro del Consiglio dei Giovani Molisani nel Mondo. Proposta di iniziative comparate tra le Regioni Abruzzo e Molise”. Il Centro Abruzzese di Bahia Blanca, con Marianna Santana, Magali Fernandez e Antonella Di Matteo, ha presentato la relazione “Gastronomia abruzzese”. Nel pomeriggio, dopo una presentazione multimediale che ha riguardato l’Italia e l’Abruzzo, il commosso omaggio alle Vittime del terremoto dell’Aquila e dintorni hanno aperto i lavori. Fabio Marraffini ha relazionato su “Esperienze nel CRAM e nell’associazionismo abruzzese”, Joaquin Negri su “Missione, vedute e progetti per il futuro della Comunità abruzzese”, quindi Natalia Turanzas Marcos su “Diritto internazionale: parallelismo Italia-Argentina sulla cittadinanza”. A seguire, la relazione “I giovani e la lingua italiana, patrimonio di identità” proposta da Mariano Stenta e Diego Di Giacomo del Centro Abruzzese di Mendoza, con il successivo dibattito generale sugli argomenti della giornata e la Cena ufficiale dell’Incontro Nazionale dei Giovani – Argentina 2010. Non è mancato un pizzico d’umorismo con lo spettacolo “Sketch del Tìo” proposto dagli stessi giovani e karaoke finale.

La giornata conclusiva, domenica 8 agosto, ha visto la designazione del gruppo incaricato di stendere la relazione finale da inviare a tutte le Associazioni Abruzzesi e Molisane d’Argentina e alla Regione Abruzzo e gli interventi dei vertici della FEDAMO e delle Autorità civili presenti. Una visita guidata alla città e un ricevimento al Centro Abruzzese di Mar del Plata hanno chiuso questa straordinaria esperienza di riflessione. Da notare che non è mancata una forte testimonianza di solidarietà. Proposta dall’Associazione Abruzzese di Campana, infatti, è stata accolta unanimemente l’iniziativa di solidarietà verso le popolazioni dell’area depressa e povera del Chaco, un’etnia che vive a cavallo di Argentina, Paraguay e Brasile, sotto l’appello “Il Chaco ha bisogno di te”. L’Incontro Nazionale dei Giovani Abruzzesi d’Argentina, dunque, si chiude con un consistente bagaglio di soddisfazioni e risultati, avendo ancora una volta messo in evidenza il forte legame esistente tra le numerose Associazioni Abruzzesi e Molisane del grande paese sudamericano aderenti alla FEDAMO, il senso d’appartenenza alla stessa cultura ed alla medesima terra d’origine, una solida unità d’intenti e la speranza che la Regione Abruzzo sostenga progetti ed iniziative. Insomma, un affidabile e promettente viatico per il futuro.

venerdì 27 agosto 2010

goffredo palmerini pubblica il suo nuovo libro

Goffredo Palmerini è uno stimatissimo scrittore e giornalista aquilano, molto impegnato sul territorio e che da anni fornisce, tra l’altro, importanti informazioni sulla vita culturale e sociale in Abruzzo ad uso e consumo di tutti quei giornali, e sono numerosissimi, d’italiani residenti all’estero.

Goffredo Palmerini è nato all'Aquila nel 1948. Per quasi trent'anni è stato Consigliere comunale, Assessore e Vice Sindaco della città capoluogo d'Abruzzo. Da alcuni anni scrive su giornali e riviste abruzzesi e sulla stampa italiana all'estero (Argentina, Australia, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Danimarca, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Irlanda, Indonesia, Messico, Perù, Repubblica Dominicana, Romania, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Svizzera, Sud Africa, Uruguay e Venezuela). Per tale attività nel 2008 gli è stato conferito il Premio L'Aquila "Zirè d'oro", quale Personaggio dell'Anno, e il Premio internazionale "Guerriero di Capestrano", per aver diffuso, attraverso la stampa, la cultura abruzzese nel mondo. Con analoghe motivazioni a Caracas gli è stata consegnata la Targa d'Onore 2009 dalle Associazioni Abruzzesi in Venezuela. Vincitore nel 2007 del XXXI Premio Internazionale Emigrazione, sezione Giornalismo, per le Edizioni Libreria Colacchi ha pubblicato nel 2007 il volume "Oltre confine" e nel 2008 "Abruzzo Gran Riserva". Collabora in via occasionale con alcune Radio estere che trasmettono programmi in lingua italiana. Componente dal 2005 del Consiglio Regionale Abruzzesi nel Mondo (CRAM), svolge un'intensa attività di relazione con le comunità italiane all'estero, in particolare abruzzesi.

“L'AQUILA NEL MONDO” è una selezione di articoli di Goffredo Palmerini pubblicati da maggio 2008 a dicembre 2009 sulla stampa italiana all'estero, sulle agenzie internazionali e su diverse testate italiane on line. Notizie, fatti ed eventi a cavallo del terremoto del 6 aprile 2009, che hanno portato l'Abruzzo e  L'Aquila nel Mondo, facendo conoscere lo straordinario patrimonio d'arte della città capoluogo regionale e la grande dignità degli Abruzzesi, dentro e fuori i confini.  C'è da annotare che i proventi derivanti dalla vendita del volume, per scelta dell'editore, saranno destinati all'Istituto Cinematografico dell'Aquila per contribuire al restauro di alcune pellicole della sua preziosa Cineteca, danneggiate dal terremoto, una risorsa culturale molto importante della città capoluogo e tra le più prestigiose in Italia

Tiziana Grassi, giornalista, scrittrice nonché studiosa, con encomiabile passione, delle migrazioni, ha definito Palmerini “un ponte tra l’Abruzzo e il mondo, ma anche dal mondo all’Abruzzo. Gli articoli di Palmerini raccolti in questo volume – ha affermato – sono riusciti ad andare oltre il già indispensabile, utile ruolo di informazione. Egli ha saputo creare una cartografia dell’anima, perché oltre ad informare, raccontare, Palmerini interpreta i sentimenti, lo stato d’animo di chi ha lasciato la propria terra senza mai dimenticarla, valorizzando questo ‘mondo’ in tutte le sue sfaccettature”. Tiziana Grassi ha infatti ricordato l’attenzione rivolta da Palmerini anche alle nuove generazioni, al mondo delle donne, agli abruzzesi eccellenti. Ed ha ricordato una significativa frase di Benedetto Croce, (“Quando c’è bisogno non solo di intelligenza agile e di spirito versatile, ma di volontà ferma e di persistenza e di resistenza, io mi sono detto a voce alta: Tu sei abruzzese!),

PAGANICA, DISTRUTTA DAL TERREMOTO HA LA SUA NUOVA CHIESA

La bella struttura in legno costruita con i fondi raccolti in Val Rendena (Trento) e a Bergamo

di Goffredo Palmerini

L’AQUILA – Di certo un bel fine settimana per Paganica, la più popolosa frazione dell’Aquila con i suoi settemila abitanti, il vasto centro storico quasi completamente distrutto dal terremoto del 6 aprile 2009 ed i centri che con essa costituiscono la X Circoscrizione comunale - Onna, San Gregorio, Tempera, Bazzano e Pescomaggiore - diventati icone stesse del dramma, per numero di vittime e disastrose conseguenze del sisma. Eppure, l’Italia più bella - non certo quella del degrado politico e morale che intristisce il tempo che viviamo, ma quella della solidarietà e dell’amicizia - ha saputo regalare ancora il sapore dolce e sincero della festa e tante emozioni ad un’intera comunità, rimasta priva del suo luogo più alto d’aggregazione spirituale. Per la verità, dei suoi luoghi di culto Paganica ne aveva avuto quasi superstiti, per ironia della sorte, i due più antichi: il santuario della Madonna d’Appari, impianto del XIII sec. e successive integrazioni, con l’interno affrescato a meraviglia da maestri abruzzesi del Quattro-Cinquecento, e la magnifica basilica romanica di San Giustino, edificata a cavallo tra l’VIII e il XII secolo, con preziosi reperti lapidei e colonne, relitti di preesistenti templi pagani. Le due chiese, nei mesi scorsi messe in sicurezza e curate nelle loro ferite più evidenti, hanno assicurato fino a qualche giorno fa un provvisorio servizio, sebbene per capienza insufficienti alle esigenze d’una comunità resa ancor più numerosa dall’arrivo di nuovi abitanti nelle due new towns del Progetto C.A.S.E. - ben 29 palazzine su piastre antisismiche - che ospitano migliaia di sfollati dell’Aquila, oltre che di Paganica. Le altre chiese paganichesi tutte gravemente compromesse dal sisma: dalla parrocchiale di Santa Maria Assunta con l’originale balconata sulla facciata, alla settecentesca chiesa della Concezione, squarciata, le cui immagini fecero il giro del mondo su giornali e tv, all’imponente e lesionata chiesa di Santa Maria del Presepe o del Castello, erta sul colle, alla chiesa frantumata di Sant’Antonio, alla malmessa chiesa della Madonna del Carmine, del monastero delle Clarisse, dove sotto le macerie la madre badessa restò vittima.

chiesa Paganica 1 Il 30 luglio, però, finalmente è stata gran festa per l’inaugurazione della nuova chiesa, con l’ampia sua navata, più rispondente alle dimensioni della comunità parrocchiale. Davvero una gran bella struttura, architetture in legno, volta appena ogivale e sommità con una lunga fessura di luce verso il cielo, raffinato il design e particolari d’arredo assai curati. Sono arrivati in massa, dal Trentino e da Bergamo, gli amici che prontamente raccolsero il messaggio d’aiuto, l’aspirazione ad un luogo spirituale di raccoglimento e di culto, sicuro e capiente. Era stato appunto uno dei primi gesti di amicizia e solidarietà, fatto germogliare dalla testimonianza di don Ivan Maffeis, venuto tra noi una settimana dopo il sisma da Pinzolo, splendida cittadina in provincia di Trento, che condivide con Paganica un forte rapporto di gemellaggio tra Gruppi Alpini, estesosi pienamente alle due comunità. Il sacerdote aveva raccolto il grido di dolore dei paganichesi, nei giorni di lunedì e martedì di Pasqua, festività di San Giustino Patrono e Maria SS. D’Appari, nella tensostruttura che fungeva da chiesa nella tendopoli del Campo 3, allestita dalla Protezione Civile di Trento. Al suo ritorno a Pinzolo ne aveva parlato con alcuni collaboratori e con il sindaco, William Bonomi, ed era subito cominciato il tam tam con gli altri sindaci della Val Rendena, per raccogliere adesioni pari all’onerosità dell’impegno che ci si accingeva ad assumere. D’altra parte, il Trentino aveva dato una tra le prove più generose di prontezza e d’efficienza nel soccorso alle popolazioni terremotate. Era giunto in forze a Paganica già nella tarda serata del 6 aprile, con la sua Protezione Civile - 180 Vigili del Fuoco con numerosi mezzi ed attrezzature - piazzandovi il proprio campo base nella chiusa di Villa Dragonetti de Torres. Nella mattinata dell’8 aprile era già a Paganica il presidente della Provincia Autonoma di Trento, Lorenzo Dellai, con il capo della Protezione Civile provinciale, Raffaele De Col, e con loro il sindaco di Pinzolo, William Bonomi, con il comandante della Polizia Municipale, Loreto Leone, un paganichese da anni trapiantato nella cittadina turistica trentina. Il presidente Dellai, quella stessa mattina, aveva preso contatti all’Aquila con il capo della Protezione Civile Nazionale, Guido Bertolaso, e con la Municipalità aquilana, assicurando la più ampia disponibilità nei soccorsi e nell’emergenza, come in effetti poi è avvenuto. E tuttavia, oltre a questo, la Provincia Autonoma di Trento ha dato una prova straordinaria di qualità, generosità, dedizione ed efficienza negli aiuti alle popolazioni e nella realizzazione di opere che mai potremo dimenticare. Come non è possibile dimenticare la grande massa di volontari trentini che si sono alternati a Paganica durante i mesi dell’emergenza, per tutto il 2009, unitamente alle unità operative delle Regioni Umbria e Lombardia che con i relativi volontari hanno gestito altrettanto egregiamente altri due Campi di tendopoli, e infine la struttura operativa della Sezione Abruzzi dell’ANA, guidata dal gen. Antonio Purificati, che con gli alpini di tutti i gruppi abruzzesi ha assicurato il perfetto funzionamento della tendopoli del Campo 4. CHIESA PAGANICA 2

Ma veniamo ora alla toccante cerimonia inaugurale della nuova chiesa, dedicata agli Angeli Custodi, forse non solo quelli in cielo, ma anche simbolicamente tutti quelli in terra che ci sono stati accanto nel dopo terremoto. Ricolma d’autorità e cittadini commossi per l’evento, è toccato al parroco di Paganica e direttore della Caritas diocesana, don Dionisio Rodriguez, dare il saluto d’accoglienza ai tanti ospiti trentini e bergamaschi, in una giornata attesa e particolare per la comunità paganichese. Dell’amicizia tra le due comunità ha parlato il sindaco di Pinzolo, William Bonomi, intervenendo anche a nome degli altri sindaci della Val Rendena presenti, in rappresentanza dei comuni di Carisolo, Giustino, Massimeno, Caderzone Terme, Strembo, Bocenago, Spiazzo, Pelugo, Vigo Rendena, Daré e Villa Rendena, che con Pinzolo hanno sostenuto il finanziamento di gran parte dell’opera, cui si sono aggiunti la Cassa Rurale di Pinzolo e Spiazzo, la Masé Termoimpianti di Strembo, la Curia Arcivescovile di Trento, e infine la Caritas di Bergamo, che ha contribuito a sostenere lo sforzo finanziario per il completamento del complesso. Il sindaco Bonomi ha voluto anche richiamare, con un encomio, l’architetto trentino Sergio Giovanazzi (progetto preliminare) e l’ing. Massimo Caola di Pinzolo (progetto esecutivo e direzione lavori), come pure l’impresa costruttrice dell’opera, la ILLE Prefabbricati di Pieve di Bono (Trento).

E’ quindi iniziata la cerimonia religiosa, chiesa Paganica 3

con la concelebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo dell’Aquila, mons. Giuseppe Molinari, affiancato dal Vescovo ausiliare, mons. Giovanni D’Ercole, dall’Arcivescovo di Trento, mons. Luigi Bressan, e dal Vicario Generale della diocesi di Bergamo, mons. Davide Belucchi. Nell’omelia di mons. Molinari e nelle parole espresse da mons. Bressan e mons. Pelucchi a conclusione della santa Messa è risuonato il valore dell’amore e della solidarietà come specchio d’una umanità migliore, quale quella vista all’opera durante la dolorosa prova che le popolazioni dell’aquilano hanno sofferto con il terremoto del 2009. A conclusione della cerimonia, a nome della comunità paganichese, il presidente della X Circoscrizione, Ugo de Paulis, ha ringraziato la Provincia di Trento per l’assistenza resa alla popolazione e per l’assidua presenza sul territorio anche nella realizzazione di altre importanti opere, quali la Scuola Media e il Centro medico di Paganica, e, con i fondi della Croce Rossa Italiana, la costruzione delle case della nuova Onna, accanto al paese distrutto. Quindi ha ringraziato uno per uno i dodici comuni della Val Rendena, gli sponsor trentini e bergamaschi, le istituzioni pubbliche, le diocesi di Trento e Bergamo, per aver tutti sostenuto la realizzazione della bella chiesa, circa trecento mq. coperti, con l’annesso parco giochi per bambini adiacente alla struttura. Gratitudine anche per il centro sportivo del quale si avvia la realizzazione, grazie agli amici della Caritas di Bergamo. A tutti, in segno di riconoscenza, il presidente della Circoscrizione di Paganica ha consegnato un artistico omaggio con immagini e simboli del luogo. La manifestazione inaugurale si è poi conclusa con un’agape fraterna, approntata dai volontari del Nucleo di Protezione Civile del Gruppo Alpini di Paganica. Non saranno mai sufficienti ed adeguate le parole per ringraziare di tanta generosità, fatta non solo di opere, ma anche di affettuose attenzioni verso la popolazione paganichese. La cittadina gemella di Pinzolo, perla della Val Rendena dove il turismo estivo ed invernale è una delle voci più marcate della propria economia - basti citare la frazione di Madonna di Campiglio - ha offerto alle famiglie paganichesi colpite dal sisma numerose settimane d’ospitalità gratuita nelle sue strutture alberghiere, per oltre quattrocento presenze nel 2009, sopra tutto bambini e ragazzi. Un’accoglienza replicata anche da altri centri del Trentino verso le popolazioni del cratere, organizzata in collaborazione con la Provincia Autonoma, che segnala il significativo contributo di solidarietà delle popolazioni trentine verso gli Aquilani, quasi a risaltare la particolare affinità tra gente di montagna.

L’AQUILA: UN’EMOZIONE CHE TOGLIE IL RESPIRO

Mi ritorni in mente … bella come sei!

di Goffredo Palmerini

L’AQUILA - Ero sempre disponibile. Anzi, ero felice di liberarmi una giornata per accompagnare delegazioni in visita alla Città, dopo i rituali incontri in municipio. L’ho fatto tante volte negli anni passati, con gli ospiti italiani e stranieri. E non solo perché la visita guidata alle bellezze della città apparisse meglio conveniente se condotta da un amministratore civico, ma sopra tutto perché sentivo il piacere di farlo. Poi, quando altri impegni con l’estero hanno moltiplicato le occasioni, il caso mi capitava di frequente, specie durante la buona stagione. Chi all’Aquila non era mai stato, la scopriva con grande meraviglia. Pochi, in effetti, s’attendevano una tale fioritura di bellezze, tanta ricchezza d’architetture, monumenti di tanta singolarità. Il più delle volte si comprendeva al volo che gli ospiti giungevano in città solo con qualche conoscenza, con l’attesa di trovarvi qualcosa degno di nota, eppure circoscritto al solito rinvenibile in provincia. Poi bastava dargli qualche cenno della singolare nascita della città, del suo legame con i castelli fondatori, del clima che vi si respirava nei primi tre secoli della sua storia, che mutavano parere e pensavano d’essere arrivati in una “capitale”, meglio ancora accompagnandoli a Collemaggio, o al Forte Spagnolo, o alle 99 Cannelle.

SAN BERNARDINO Era appena l’inizio. Perché poi L’Aquila non è solo quella dei monumenti insigni, ma è la città dei particolari, dei dettagli, delle curiosità nascoste nei suoi vicoli, negli sdruccioli, lungo le coste che arrancano alla grande piazza del Mercato. E’ la città, stupefacente ed inattesa, delle tante chiese, incredibile cornucopia per chi la scopre, dei tanti palazzi di magnificente fattura, scrigni di sorprese nei loro chiostri, nelle scalinate, negli archi, nelle modanature, nelle fogge delle finestre, negli stipiti e nei portali. Ma anche nel verde che dall’alto si può ammirare sopra la fuga dei tetti, con le chiome delle piante che spuntano sui profili delle case insieme a quei particolari camini aquilani che solo la nostra abitudine distratta non ci consente d’ammirare anch’essi come opere d’arte. Appunto dopo la visita ai monumenti più noti s’iniziava il giro della città da scoprire nei suoi dettagli, dalle cisterne al centro dei cortili, alle bifore appena sotto il tetto, dalle ogive dei portoni, ai ricorrenti lapidei simboli del nome di Gesù, quel bernardiniano sole con IHS al centro, il cui originale è inciso sulla tavoletta che il Santo senese mostrava durante le sue predicazioni e che ora si conserva al museo del convento di San Giuliano.

Mi toccava spesso invitare a tener lo sguardo in alto, sorvolando sullo stato delle vie, spesso con qualche peccato di manutenzione. La città ha un territorio immenso - avvertivo - 477 mila ettari e 64 borghi, un caleidoscopio di centri abitati che solo di strade conta più di duemila chilometri, tutte da curare con le sempre scarse risorse del bilancio comunale. Più che la benevola comprensione, era il primato delle bellezze a coprire qualche guasto nella città. Eppure mi logoravano alcuni sfregi dell’imbecillità umana, come i graffiti sui colonnati o lungo la scalinata che arranca a San Bernardino, le scritte sui muri con lo spray, le offese dei writers ai muri della cinta urbica, gli innamorati stupidi che scrivono banalità melense con la vernice, come i rifiuti che la sciatteria di qualche maleducato abbandona per strada e chi deve curare l’igiene urbana tarda a raccogliere. Eppure i richiami del bello superavano qualche bruttura.

Ricordo ancora lo stupore di Dan Fante - figlio del grande John  e Dan_Fantebrillante scrittore egli stesso – quando, dopo una commossa visita a Collemaggio sostando davanti al mausoleo di Celestino V, salendo per via Fortebraccio, s’ebbe all’improvviso davanti la Basilica di San Bernardino, con la facciata splendente di sole, al tramonto. Un’emozione che gli tolse il respiro. Ci mancano, ora, queste emozioni. Ogni erbaccia ci appare un insulto, ogni rovina una ferita profonda. Toccherà lavorare sodo, per anni. Ma ce la faremo. Sogno però, quando la calura è insolente nelle lande dove ora viviamo, quella frescura che si godeva rasentando le ombre delle vie aquilane, mentre il sole picchiava a mezzogiorno.

Goffredo Palmerini