venerdì 22 luglio 2011

CHIETI - Diciannove studenti canadesi sono arrivati a Roccamontepiano,  in provincia di Chieti, ospiti graditi di un progetto culturale voluto dal Comune e che sta impegnando l'intera comunità dal 17 luglio al 2 agosto. Un rapporto di amicizia e di collaborazione tra la comunità roccolana in Abruzzo e quella emigrata ad Ottawa, capitale canadese, che impegna i rispettivi Comuni e le associazioni locali. L'iniziativa ha trovato consenso ed entusiasmo da parte dei giovani e delle famiglie dei due Paesi per essere un modo diretto di relazionarsi con il mondo. Ad organizzare l'accoglienza il Comune e le famiglie di Roccamontepiano, che ospiteranno la comitiva degli studenti, ragazze e ragazzi tredicenni, in arrivo dal Canada. Trascorreranno un periodo di vacanza e studio in Abruzzo, poi tre giorni a Roma.

Ormai da un decennio Roccamontepiano ha costruito e mantenuto rapporti con i propri emigranti sparsi per il mondo e questa iniziativa è solo l'ultima di una lunga serie. Lo scorso anno ad essere stati ospiti in Canada una delegazione di 13 studenti del paese tramite la comunità italiana e le famiglie canadesi. Insomma il Canada chiama l'Italia e i due Paesi lavorano da sempre per far sentire le giovani generazioni sempre più vicine. Coinvolti nel progetto gli istituti scolastici dei rispettivi Paesi, l'associazione degli italiani di Ottawa, il Ministro per gli Affari Esteri, John Baird, l'Ambasciata italiana in Canada e il Sindaco di Ottawa, Jim Watson, che hanno partecipato e condiviso l'iniziativa con i nostri emigranti lo scorso mese di giugno, durante una festa di gala.

"Il  Comune di Roccamontepiano - ha dichiarato il sindaco Adamo Carulli - in collaborazione con la Città di Ottawa, le Associazioni Italo-Canadesi della Capitale, la Greenbank Middle School e la Carleton Discrict School Board di Ottawa, la Scuola Media "Ignazio Silone" di Roccamontepiano, intende proseguire nel programma di scambio culturale già iniziato nell'anno scolastico 2009-2010 a favore  degli studenti della scuola secondaria di primo grado di Roccamontepiano e gli studenti della scuola media della città di Ottawa in Canada. Il progetto offrirà ai nostri studenti la possibilità di approfondire la lingua inglese ospitando ragazzi canadesi presso le proprie abitazioni e partecipando alle attività culturali e di svago appositamente pianificate per loro dal Comune di Roccamontepiano. Lo stesso progetto offrirà agli studenti della Capitale canadese, anche di origine italiana, l'opportunità di conoscere la lingua italiana attraverso la partecipazione ad un corso di lingua italiana e ad attività e eventi giornalieri incentrati su aspetti culturali e storici particolarmente rilevanti della Provincia di Chieti. Gli studenti canadesi, insieme ai nostri ragazzi, avranno la possibilità di frequentare la colonia marina organizzata dal Comune di Roccamontepiano, di visitare la città di Roma con i suoi monumenti più noti e il Parlamento, la città capoluogo d'Abruzzo, L'Aquila, danneggiata dal sisma del 6 aprile 2009, il Cimitero canadese e il Museo della Battaglia di Ortona, la città di Chieti, il Museo delle Genti d' Abruzzo e la casa di Gabriele d'Annunzio a Pescara. Inoltre tutti i ragazzi saranno ricevuti in udienza dal Santo Padre, Benedetto XVI".
La comitiva studentesca è giunta in Italia domenica mattina, il 17 luglio scorso, nel pomeriggio è stata ricevuta in municipio a Roccamontepiano e alle ore 20, presso la Piana del Convento San Francesco Caracciolo, si è tenuta una festa di accoglienza con musica, canti e balli tradizionali a cura del GUTA (Gruppo universitario tradizioni antiche). Nei giorni seguenti i ragazzi hanno apprezzato le acque dell'Adriatico a Francavilla al Mare, hanno poi visitato, all'ombra della Majella madre, le Gole di Fara San Martino e i ruderi dell'antico monastero, infine la visita al Pastificio De Cecco, che produce una delle paste alimentari più apprezzate al mondo. 

L'antica origine di Roccamontepiano risale all'alto Medioevo, al periodo dell'invasione longobarda e dell'espansione monastica benedettina. Numerosi documenti storici l'attestano. Questa fu l'epoca in cui attorno al vicino Monastero di San Liberatore a Majella - a Serramonacesca, in provincia di Pescara - coesistevano i feudi di Pomaro, San Pietro, Sant'Angelo e Polegra. Feudi i cui toponimi sono rimasti nelle contrade dell'attuale Roccamontepiano. Tali possedimenti vennero poi trasmessi a San Liberatore, che arricchì il territorio con chiese e monasteri. 

Per quanto riguarda l'antica Rocca, andata distrutta dalla terribile frana del 24 giugno 1765, se ne ha menzione per la prima volta nelle carte compilate dal geografo arabo Al Idrisi per il Re Ruggero d'Altavilla nella seconda metà del secolo XII, descritta come "Ruqqua N'Lan", in altri documenti del Trecento come "Rocca Montis Plani" o "Rocca De Monte Plano". Il processo d'incastellamento si compì in diversi secoli. Soltanto in documenti del Cinquecento i feudi venivano dichiarati disabitati e conseguentemente l'intero abitato, arroccato attorno al castello principale, costituiva la "Rocca Monte Plano", andata poi completamente distrutta. 

L'odierno abitato conserva ben poco della struttura antica. Sopravvissero a quel cataclisma il Monastero di San Pietro, il Convento di San Francesco, la Chiesetta di San Rocco, la chiesetta della Madonna della Neve e la chiesa della Madonna delle Grazie. La frana, oltre a distruggere l'intero centro abitato, facendo  più di cinquecento vittime, determinò una ricostruzione delle abitazioni in maniera sparpagliata sull'intero territorio, essendo venute meno le ragioni di difesa da pericoli esterni proprie del periodo medioevale.

Da IL POSTINO, giornale di Ottawa. Di Angelo Filoso

ANNOTAZIONI SULLA STORIA DELLA COMUNITA' ABRUZZESE IN URUGUAY di Mario Lannutti Bonanni

MONTEVIDEO - Ebbi il piacere di conoscere, nel lontano settembre del 1975, l`abruzzese Giuseppe Maria Tosti, arrivato in Uruguay in compagnia della sua Signora, la quale sarebbe rimasta quale professoressa d`Italiano presso la Scuola Italiana di Montevideo. Ricordo come se fosse adesso, di pomeriggio, quando mi venne a trovare in Agenzia (ho lavorato in un'agenzia viaggi) e..... quasi.... mi rimprovera, dicendo: " come, tu sei abruzzese e non sai che esiste una "famiglia abruzzese", che sta riunendo tutti gli emigrati abruzzesi, figli e discendenti, in Uruguay?".

A partire da quel momento, dopo la prima riunione col caro Alberto Giuliante ed altri, mi misi  a capofitto a lavorare per organizzare riunioni, pranzetti, cenette, incontri ricreativi, spaghettate, insomma diventando il primo "segretario"  per acclamazione durante  un`assemblea di soci. C`era già una bozza di "statuto", ma per la "FAMIGLIA ABRUZZESE". Mi procurai un prototipo attraverso il Ministero di Educazione e Cultura e, rispettando molte idee, principi venuti dalla base ed espressi dai primi soci iscritti - come Giuliante, Di Cesare, Piccirilli, Pizzuti, Di Marco, Urbani, Tieri, Costantini, De Laurentiis, D'Antonio, Vespa, Iafolla, Di Lorenzo, Colantonio, Conte, D'Alfonso, Ginestra ed altri - con la collaborazione della dott.ssa Orfilia  Fernandez Sbarbaro, avvocato e docente di Diritto Romano all'Università di Montevideo, stilammo insieme tutti gli articoli dello Statuto e tutti d`accordo convocammo gli associati ad un`Assemblea Generale Straordinaria dove l'atto costitutivo e lo Statuto furono approvati all'unanimità, decidendo di dare la denominazione di ASSOCIAZIONE ABRUZZESE DI MONTEVIDEO - URUGUAY

Furono nominati quali "responsabili" di dar corso agli adempimenti di riconoscimento dello Statuto e dell'Associazione Giuseppe Maria Tosti e Mario Lannutti Bonanni, che presentarono la richiesta al corrispondente Ministero per il riconoscimento del Titolo e quindi per la Personalità Giuridica, valida a tutti gli effetti di legge, che arrivò nel 1978, qualche anno dopo. Quante tappe percorse fino ad oggi, quante telefonate, quanti incontri e pure quanti "scontri" ! Devo tralasciare l`acquisto di un terreno, quindi la sua vendita e poi l`acquisto d`una casetta,  poi ristrutturata e ampliata. E' divenuta la nostra attuale Sede Sociale, dal 1986.

Qualche giorno fa - domenica 10 luglio - abbiamo festeggiato il 39° Anniversario di Fondazione dell`ASSOCIAZIONE ABRUZZESE DI MONTEVIDEO -URUGUAY, alla presenza di molti emigrati abruzzesi, di figli e nipoti e pure in compagnia di tanti buoni amici, che ci seguono da tanto tempo. Interessante, molto gradita la presenza del nuovo Console d`Italia, dott.ssa Cinzia Frigo, residente in Uruguay da circa quattro anni, la quale ci ha lasciato un grande messaggio: prima volando col pensiero verso il nostro caro Abruzzo, ricordando la triste  notte di due anni fa, allorquando L`AQUILA ed altre località` viciniori furono colpite dal terribile terremoto, e poi ricordando il grande spirito di solidarietà, la generosità di abruzzesi e non, di coloro che vivono in Abruzzo come in qualsiasi regione d`Italia, sia di noi emigrati, sparsi in tutto il mondo. Si è complimentata con la nostra  Istituzione, per quanto abbiamo fatto finora, con l'augurio di continuare a difendere tutti i valori d'italianità, partecipando sempre attivamente, come abbiamo fatto finora.

Il Presidente, Mario Di Vincenzo, ha ricordato specialmente i fondatori Giuliante e  Di Cesare, salutando l`abruzzese Comm. Armando Pizzuti, uno dei pochi fondatori viventi e presenti, inoltre ha ricordato tutti i Presidenti che negli anni si sono avvicendati alla guida dell'Associazione:

Ottavio Di Marco, Armando Pizzuti, Mario Lannutti Bonanni, Ezio D`Antonio, Concezio D`Alfonso, Roberto Cicchini e Cesidio Di Battista, il quale ancora una volta ci ha dilettato con la sua dolce melodiosa voce, cantando alcune canzoni abruzzesi ed altre, come  "Chitarra Romana" , " O sole mio", accompagnato al piano dal simpatico musico Rocco Cozzina, anche lui con una carezzevole voce e con un repertorio di musica di tutti i tempi. Il valzer,il tango ed altri balli caraibici-sudamericani hanno rallegrato tutti i commensali che hanno applaudito piu`volte gli interpreti. E per finire, un grazie alla nostra Regione che ha voluto continuare, specialmente attraverso il CRAM, a mantenere sempre vivi i legami con le tante  Istituzioni Abruzzesi sparse nei cinque continenti.

lunedì 10 gennaio 2011

GLI INCONTRI A MODICA CON GOFFREDO E FEDERICO PALMERINI

Gemellaggio con l’Aquila: ritrovare il senso vero del con-patire

Palmerini

MODICA - Ha parlato in piedi Goffredo Palmerini lo scorso 4 gennaio nell’Aula Consiliare di Modica, per rispetto al luogo di espressione massima della democrazia in un territorio, lui che fino al 2007 è stato consigliere, assessore e vicesindaco dell’Aquila e che ora segue le comunità abruzzesi nel mondo, continuando così il suo impegno civico e culturale (come scrittore, giornalista, membro dei consigli direttivi di varie istituzioni, tra cui l’Istituto Cinematografico dell’Aquila). Ha parlato con commozione, ringraziando subito per i legami che si sono avviati e che sono continuati dopo il terremoto con l’Aquila, ed in particolare con la storica e popolosa frazione di Paganica.

Ha subito spiegato che compatire, nel suo senso etimologico, dice passione condivisa. Andando così al cuore di gemellaggio, che ha preso il tono dell’incontro tra gente che coltiva passioni forti perché le città rinascano recuperando le proprie radici. Solo così potranno restare comunità e diventare, soprattutto per le nuove generazioni, luogo in cui poter sperimentare quella vita buona e bella che sarà, per l’Abruzzo la forza più vera di una ricostruzione che allo stato attuale non c’è. Condivisione di passione per il bene in cui entrano a pieno titolo gli italiani nel mondo: altri sessanta milioni di italiani che, con fatica, si sono conquistati stima e che spesso non capiscono la degenerazione in cui versa il nostro Paese. Italia che ripensiamo a centocinquanta anni dall’unità attraverso legami che nascono dal dolore e fioriscono in amicizia, impegno per la giustizia, cultura.

Ha fatto riscontro alle parole di Goffredo Palmerini il Sindaco di Modica, Antonello Buscema, che ha ricordato come ogni terremoto porta lutto e devastazione ma anche dovere e possibilità di ricostruzione, da sempre pensare nell’ottica del bene comune. Poco prima nella chiesa di San Pietro c’era stato il momento liturgico, con l’adorazione eucaristica in cui si esplicitava come questa vicinanza che si è creata con l’Aquila ha a che fare con la vicinanza di Dio, con il suo farsi uomo, il farsi bambino. Nel suo intervento Federico, figlio di Goffredo e seminarista, ha offerto una sua lettura della vita che ci riserva doni, come l’amicizia nata tra Paganica e la diocesi di Noto, per i quali occorre conservare stupore e capacità di riceverli, e così permettere a Dio di entrare nella vita personale e comunitaria. Ha quindi ricordato come sia importante ringraziare per la gratuità dei doni di Dio e di chiedere scusa quando li roviniamo, e questo per vivere bene la nostra vita e tutti i suoi tempi di dolore e di gioia.

Così la storia riceve la luce di Dio, che resta una luce discreta, una luce offerta. Aprendo vie di salvezza, come i passi successivi del gemellaggio che si sono pensati nelle giornate di visita di Goffredo, Federico insieme alla sposa e madre signora Anna, e che domenica 10 gennaio saranno condivisi con la comunità di Paganica. Continueranno incontri attraverso visite ma anche si programmeranno momenti comuni annuali (alternandosi tra Paganica e Modica) in cui condividere discernimento e riflessione sui grandi temi della vita da riprendere poi durante l’anno; si penseranno iniziative di servizio ed educative (soprattutto per gli adolescenti) con scambi tra Paganica e Modica; si sosteranno iniziative di condivisione e di economia sociale nel segno della reciprocità; ci saranno momenti costanti di preghiera gli uni per gli altri e lettere di comunione per informarsi sul cammino delle due comunità.

Man mano si cercherà di capire anche quali risvolti possono esserci per la vita delle due comunità sociali e civiche; intanto è stata compiuta una tappa importante che segna una svolta: dall’emozione per il terremoto alla fedeltà di un cammino in cui le due comunità si impegnano a dare e ricevere nel segno della vita buona e bella e di città ripensate mettendo al centro l’uomo.

Per la Caritas diocesana

Il direttore

Maurilio Assenza

lunedì 20 dicembre 2010

BUENOS AIRES - Compie quest’anno quarant’anni la più antica Federazione delle associazioni abruzzesi d’Argentina, che quest’anno ha avuto l’onore di ospitare a Buenos Aires il Consiglio Regionale Abruzzesi nel Mondo (CRAM). Ne ricordiamo brevemente la storia. Il 1 novembre 1970, nella città di Campana, s’incontrano Americo De Benedictis, Alfredo Spoltore, Gerencia Lezzi José Corillo, Domenico Di Fazio, Salvatore D'Antonio, Amedeo Straccia, Giuseppe Graziosi ed altri, con l’intenzione di creare una Federazione che raggruppi tutte le associazioni d’Abruzzo e Molise. La chiamano FEDAMO, Federazione di associazioni d’Abruzzo e Molise. Sebbene oggi le due regioni siano separate, si è scelto di continuare a mantenere immutato il nome della Federazione.

Da quel momento quattro associazioni si tengono saltuariamente in contatto tramite il dr. De Benedictis: il Circolo Ricreativo Abruzzese di Berazategui, la Famiglia Abruzzese di Rosario, il Circolo Abruzzese e Molisano di Campana e il Molise Club di Villa Bosch, seppure la Federazione non funzioni ancora in maniera organica, mancano riunioni periodiche e rapporti costanti, tanto che non si hanno documenti scritti risalenti all’epoca. Tutto ciò fino al 1980, quando i rapporti con la Regione Abruzzo divengono più intensi e quindi sorge la necessità di creare una Federazione organizzata. Nel frattempo si aggiungono altre associazioni, come quelle di Mar del Plata e Bahia Blanca, e s’inizia ad organizzare riunioni in posti diversi, così da formare una Federazione con delegati di ogni istituzione. La FEDAMO quindi intensifica i rapporti con la regione e con le associazioni.

Questa prima tappa nella riorganizzazione della Federazione avviene grazie al rilevante contributo di Rocco Travaglini, al tempo presidente dell’associazione di Berazategui. Sempre in questa fase, a causa di disaccordi, l’associazione di Villa Bosch esce dalla Federazione, ma in compenso entrano a farne parte l’Associazione Abruzzese di Villa San Vincenzo del quartiere San Martín e l’Associazione Abruzzese di Ensenada. La presidenza viene assunta dapprima da Giovanni Di Donato di Bahia Blanca e in seguito da Giuseppe Angeli di Rosario. Nel frattempo nella Regione Abruzzo viene costituito il Consiglio Regionale dell’Emigrazione e dell’Immigrazione (CREI). La FEDAMO, intanto, incorpora anche altre associazioni, quali Villa Gobernador Gálvez, Santa Fe, Mendoza e infine di Olavarría, San Isidro, Necochea e San Nícolas.

Presidente della FEDAMO viene eletto Italino Teti, del Centro Abruzzese di Mar del Plata, seguito poi da José Graziosi, uno dei pionieri della Federazione, rappresentante degli abruzzesi di Campana. Dopo due anni spetta all’avv. Alicia Carosella, la quale guidava il club degli abruzzesi di San Martin. Nel triennio 1999-2001 è la volta di José Bologna di Ensenada. È doveroso evidenziare che la FEDAMO ha avuto un suo delegato nel CREI, fin dalla costituzione del Consiglio. Dapprima Travaglini, poi Di Donato e ancora Angeli e Teti. Quest’ultimo, durante il suo mandato, ottiene un secondo delegato nel CREI per l’Argentina. Viene quindi eletto Giuseppe Ricciuti di Berazategui. È inoltre importante ricordare che, nel 1999, con la presidenza di Alicia Carosella, s’ottiene un incarico nell’esecutivo del CREI per gli abruzzesi d’Argentina.

Al termine del mandato di Bologna, nel 2001, l’elezione per la presidenza FEDAMO vede vincitore Angelo Di Donato di Berazategui. Nel 2003 il testimone passa a Giovanni Scenna, del Centro Abruzzese di Mar del Plata, il quale entra nel CREI insieme ad Alicia Carosella, che già era nell’esecutivo nel precedente mandato. Nel 2004 la Regione Abruzzo approva una legge che riforma il settore emigrazione. Nasce il Consiglio Regionale degli Abruzzesi nel Mondo (CRAM). La legge prevede, a seconda della consistenza delle comunità abruzzesi nei diversi Paesi, anche la nomina d’un giovane con età inferiore a quarant’anni. Il provvedimento riguarda anche l’Argentina, che quindi assume una rappresentanza di tre delegati. Nello stesso anno altre associazioni entrano a far parte della FEDAMO: José C. Paz e Pergamino. Giovanni Scenna ricopre l’incarico di presidente fino al 2005, anno in cui viene riconfermato per il triennio successivo. Fabio Marraffini, di Ensenada, entra nel CRAM come delegato giovane insieme ad Anna Martella di Campana ed allo stesso Giovanni Scenna. Restano in carica fino al dicembre 2008, quando il CRAM decade per lo scioglimento anticipato del Consiglio Regionale d’Abruzzo.

Intanto, nel 2007, la FEDAMO assume personalità giuridica e, nel marzo 2009, a Mar del Plata vengono rinnovate le cariche: Alicia Carosella diviene presidente, che entra nel nuovo CRAM insieme a Giovanni Scenna e Joaquin Negri delegato giovane. Dalla sua nascita la FEDAMO ha saputo stabilire rapporti produttivi e stabili con la Regione Abruzzo e con le associazioni aderenti. Nel corso degli anni è stata in grado d’organizzare numerosi importanti incontri in diverse città, che hanno visto una grande partecipazione. Ha ricevuto per la prima volta in Argentina la visita di Gaetano Novello, del Presidente del Consiglio Regionale d’Abruzzo, per due volte consecutive. In seguito, la Federazione ha ricevuto la visita d’una delegazione guidata dal Presidente della Regione, Vincenzo Del Colle. Nell’occasione la Federazione organizzò la Prima Conferenza dell’Emigrazione dell’America Latina, con abruzzesi d’Argentina, Brasile, Cile, Venezuela e Uruguay. L’evento ebbe grande successo, con la partecipazione di molti giovani. Per questo motivo si decise anche di realizzare il primo Congresso Latinoamericano di Discendenti di Abruzzesi, al quale parteciparono delegati dei già menzionati Paesi ed altri. In seguito la Federazione ha avuto l’onore d’ospitare i Presidenti della Regione Abruzzo, Antonio Falconio e poi Giovanni Pace.

Altro motivo d’orgoglio per la FEDAMO sono gli scambi avvenuti durante gli anni 90 con l’Anfe, tramite i quali numerosi giovani hanno potuto conoscere la terra dei propri genitori e nonni. Negli anni ‘98 e ’99 la Federazione ha ottenuto la partecipazione ad uno scambio di giovani organizzato dall’ARCI, avvenuto prima in Argentina e poi in Abruzzo. Nel 2004 i rappresentanti della Federazione riescono in un’impresa inaspettata: 45 giovani provenienti dalle diverse associazioni della FEDAMO visitano l’Abruzzo per 18 giorni, ospitati dalla Regione. Nel 2007 si tiene il primo Congresso mondiale di Giovani Abruzzesi organizzato dalla FEDAMO e infine nel 2008 viene realizzato uno scambio di 15 giovani col Comune di Castellalto. Nel 2009, in seguito alla tragedia del terremoto in Abruzzo, le 14 associazioni aderenti alla Federazione s’impegnano a realizzare eventi per sostenere le zone colpite dal sisma, raccogliendo aiuti in denaro donati nel gennaio 2010 alla Regione tramite l’ufficio Emigrazione.

Nel marzo 2010 l’assemblea ordinaria ha avuto luogo nella sede del Centro Abruzzese di San Martin, durante la quale s’è deciso di organizzare l’Incontro Nazionale di Giovani Abruzzesi, tenutosi poi il 6-7-8 agosto a Mar del Plata, con l’organizzazione di Joaquin Negri. Infine sempre nel corso di quest’anno ricco di conquiste, dopo 40 anni di attività, per la prima volta il CRAM ha avuto luogo in Argentina, nei giorni 1-2-3 novembre, a Buenos Aires, sotto il coordinamento di Alicia Carosella. Tutti gli eventi citati nei 40 anni di attività della Federazione sono stati organizzati con la guida dei presidenti FEDAMO, dei delegati nel CRAM e con il forte impegno di tutti gli esponenti delle Associazioni. Questa bella storia associativa degli Abruzzesi d’Argentina fa guardare davvero con fiducia al futuro.

LA FAMIGLIA ABRUZZESE E MOLISANA IN PIEMONTE E VALLE D’AOSTA

 

La storia dell’Associazione e il programma del Premio “Giorgio Cavallo” edizione 2010

TORINO - La Famiglia Abruzzese e Molisana in Piemonte e Valle d’Aosta (FAMPV) nasce una trentina d’anni fa su iniziativa d’un gruppo di Abruzzesi e Molisani giunti nelle regioni del nord- ovest per ragioni di lavoro e desiderosi di mantenere cultura, tradizioni, usanze, orgogliosi di promuovere la cultura della propria terra. L’immigrazione dall’Abruzzo e dal Molise in Piemonte e Valle d’Aosta, quantitativamente cospicua intorno alla metà degli anni ’50, ha contribuito all’evoluzione e allo sviluppo della produttività non solo industriale di queste regioni, ma ha qualitativamente arricchito tutto lo spettro dell’operatività subalpina, dagli operai agli artigiani, dai commercianti agli imprenditori, dai professionisti ai funzionari statali, da alti ufficiali e clinici illustri a docenti universitari di chiara fama. Solo qualche nome per tutti: dall’avv. Vitantonio Putaturo all’imprenditore edile Pomponio, al vicequestore Nino Baranello, al generale dei Carabinieri Franco Romano, fino al Rettore dell'ateneo torinese prof. Giorgio Cavallo.

Nacque dunque così il “gruppo promotore” dell’associazione, che si costituì in modo informale nel 1970 e si connotò intorno al periodico d’informazione “L’AVELLANO”. Si dette poi uno statuto, con atto costitutivo redatto dal notaio Martucci, in un’assemblea dei soci tenuta nel giugno del 1991 che istituzionalizzò la nascita dell’associazione. Attualmente la Famiglia fa parte delle Associazioni ufficialmente riconosciute dalle Istituzioni regionali, sia dell’Abruzzo che del Molise. Peraltro, la FAMPV è uno degli organismi fondatori della Federazione nazionale delle Associazioni Abruzzesi e Molisane fuori regione in Italia. Ogni anno, durante l’estate, la Famiglia organizza in un centro d’Abruzzo o del Molise, un convegno denominato “Rimpatriata” al quale partecipano tutte le associazioni consorelle. La “Rimpatriata” si svolge dal 1975, senza soluzione di continuità, con costante cadenza annuale, riscuotendo sempre ampio consenso e successo di partecipanti tant’è che, in questi anni, di solito s’abbinano all’evento iniziative e convegni promossi dalla Federazione delle Associazioni d’Abruzzo e Molise fuori regione.

L’appartenenza si caratterizza non solo nell’organizzazione di eventi, ma anche approntando iniziative di solidarietà nel caso delle calamità naturali che hanno purtroppo colpito le nostre regioni, come in occasione del sisma che devastò il basso Molise, con una raccolta di fondi e materiali che furono sollecitamente portati a San Giuliano di Puglia e consegnati al sindaco della cittadina. Analoga iniziativa è stata presa per il sisma del 6 aprile 2009 a L’Aquila e provincia, con una cospicua raccolta di fondi che ci ha consentito di acquistare due Fiat Panda 4x4, donate poi ai comuni di Barisciano e Navelli. La Famiglia organizza inoltre conferenze a tema culturale, divulgativo o sanitario, tenute da relatori di alto profilo presso sedi prestigiose, quali la Sala del Consiglio Regionale del Piemonte, la Sala conferenze della Clinica Villa Maria Pia, la Sala Riunioni dell’Ottava Circoscrizione di Torino. E ancora serate teatrali, con compagnie di spettacolo provenienti dalle nostre terre, con le quali s’intende promuovere cultura e il nostro dialetto, senza dimenticare la parte ludica con serate di svago o gite culturali in località regionali o extraregionali.

Con il Premio "Giorgio Cavallo", infine, si è voluto sottolineare l'impegno e riconoscere il successo che la nostra gente ha saputo raggiungere in terra sabauda: l'Ad della FIAT Sergio Marchionne, l'arch. Mirella Macera della Sovrintendenza dei Beni culturali del Piemonte, il medico e sindaco di Chieri Francesco Lancione, sono alcuni dei nomi dell’albo d’oro del Premio, ai quali è stato tributato il riconoscimento. L’edizione 2010 del Premio si terrà a Torino il prossimo 18 dicembre, alle ore 19, presso l’Hotel Mercury Royal. Il programma dell’evento prevede letture dalla “Cronica Aquilana” di Buccio di Ranallo e brani tratti da “Il libro segreto” di Gabriele d’Annunzio, attraverso la voce di Barbara Chiarilli, attrice e regista teatrale; la presentazione del volume “L’Aquila nel Mondo” (One Group Edizioni) di Goffredo Palmerini, giornalista e scrittore aquilano, consigliere del CRAM; la consegna del Premio “Giorgio Cavallo” 2010, conferito alla Fondazione La Stampa “Specchio dei Tempi”, nelle mani del presidente dr. Roberto Bellato, per l’impegno profuso a favore dell’Abruzzo colpito dal sisma. La serata si concluderà con una Cena di Gala, con specialità enogastronomiche abruzzesi.

Carlo Di Giambattista - Presidente Famiglia Abruzzese e Molisana

venerdì 8 ottobre 2010

UNA GIORNATA PARTICOLARE PER LA BANDA DEI VIGILI DEL FUOCO DI OTTAWA

L’Aquila visitata in occasione della tourné d’agosto in Abruzzo e sud Italia

di Goffredo Palmerini

 

collwmaggio L'Aquila - Una straordinaria missione culturale ha vissuto in Italia la Banda dei Pompieri della capitale canadese (The Ottawa Fire Department Band). Sotto la guida accorta di Angelo Filoso e Gino Buffone, in agosto s’è svolta una tournée di due settimane, con diversi concerti, toccando l’Abruzzo, poi la Calabria (Lamezia Terme), Campania (Amalfi, Positano, Pompei e Capri) e Lazio (Roma). A farla da padrone, anche in ragione del dramma che l’anno scorso l’ha colpito, è stato l’Abruzzo, privilegiato con molti eventi dalla Fanfara canadese che quest’anno compie 41 anni di attività. Chieti, L’Aquila, Rapino, Pretoro e Roccamontepiano gli appuntamenti abruzzesi per il prestigioso complesso bandistico, diretto dal Maestro Paul Casagrande e coordinato da Robert Rainboth. Dovunque la Banda ha destato entusiasmo, curiosità e simpatia, raccogliendo una messe di consensi e successi di pubblico, come pure gli onori delle massime istituzioni civili, nelle città e nei borghi dove ha concertato. Proprio l’Abruzzo è stata la prima regione ospite, con un’accoglienza ed un’ospitalità festose in luoghi di grande suggestione ambientale, quali sono i magnifici borghi di Rapino, Pretoro e Roccamontepiano, arroccati nei contrafforti della Maiella, la montagna sacra per gli Abruzzesi, sia per le antiche leggende, ma sopra tutto per esservi vissuto, negli eremi edificati quasi otto secoli fa dai suoi monaci, l’eremita Pietro Angelerio poi diventato Papa Celestino V, figura straordinaria e santa della cristianità del suo tempo, il primo pontefice a rinunciare al papato dopo cinque mesi dall’elezione al soglio di Pietro.
Grandi onori alla Banda, si diceva, al suo primo appuntamento in Abruzzo, a Roccamontepiano, dove è stata accolta dal sindaco Adamo Carulli e dalla sua vice Maria Luciana D’Addario, dal senatore Giovanni Legnini, dall’ing. Alessio Barbarulo, Comandante dei Vigili del Fuoco di Chieti, da Gianfranco Conti, presidente del Comitato Feste, e dall’intera popolazione. Altrettanto s’è ripetuto in tutte le tappe del tour abruzzese: a Rapino, Pretoro, Chieti e L’Aquila. Ma è sulla giornata aquilana che ci vogliamo soffermare. Una giornata particolare per la Banda, per l’intensità delle emozioni che essa ha evocato nei luoghi della tragedia che ha colpito la città capoluogo d’Abruzzo ed i borghi vicini, devastati dal terremoto del 6 aprile 2009. La prima tappa in una delle 64 frazioni del Comune dell’Aquila, Collefracido, a pochi chilometri dalla città, dove l’autobus che portava la Banda ha avuto il suo bel daffare, a causa delle stradine chiuse o ingombre dai ponteggi, per arrivare al Centro Sociale del paese, costruito con gli aiuti giunti dall’estero e dall’Italia. Mentre l’autista se la cavava da solo, la Banda si è presto ricomposta nella sua formazione classica di trentacinque musici, sfilando festosamente in marcia per le vie del paese nella superba uniforme e con il labaro delle sue insegne, fino al luogo dell’appuntamento. Una pioggia sottile, con un cielo che ben altro aveva minacciato dalla mattina, non ha impressionato il complesso nell’esecuzione delle sue marce coinvolgenti.
Ad attendere il complesso bandistico canadese ed i suoi accompagnatori, al Centro Sociale collocato in una zona alta del paese da dove si scopre il borgo antico, gravemente danneggiato dal sisma, e le case costruite dalla Protezione Civile per la popolazione, c’erano l’assessore alla Ricostruzione del Comune dell’Aquila, Pietro Di Stefano, il consigliere comunale Corrado Sciomenta, il presidente dell’Associazione Culturale locale, Maurizio Flati, i senatori Giovanni Legnini e Claudio Micheloni. Originario di Campli, in provincia di Teramo, ed emigrato in Svizzera, il sen. Micheloni, alla sua seconda Legislatura, è uno dei 18 parlamentari eletti all’estero, nella Circoscrizione Europa. Molto egli s’è prodigato per le popolazioni terremotate, coordinando le iniziative di solidarietà in Svizzera, compresa quella promossa dalla comunità italiana di Schaffhausen e destinata all’Associazione Culturale di Collefracido, quale contributo alla realizzazione del Centro Sociale. Con la Banda è giunto Robert Triozzi, già responsabile dei servizi antincendio al palazzo di vetro dell’Onu, a New York, ha fondato e dirige il Fire Rescue Development Program, in Roma, unica Organizzazione non governativa riconosciuta dalle Nazioni Unite, dove i pompieri di tutto il mondo mettono a confronto le loro esperienze per migliorare la qualità e l’efficienza dei soccorsi. Robert Triozzi è nato a New York da genitori d’origine abruzzese. Noto in tutto il mondo per la sua preparazione ed il suo coraggio, è stato presente in diversi teatri di guerra dove s’è messo in evidenza per diverse operazioni di salvataggio in grossi incendi. Da oltre dieci anni vive a Roma, consulente per le unità di Vigili del Fuoco a presidio delle sedi sensibili dell’Onu e degli Stati Uniti in Italia.
Gli inni nazionali canadese ed italiano hanno aperto la giornata, nel frattempo avviatasi al bello con l’arrivo di qualche raggio di sole. Poi l’agape fraterna, nel salone del Centro, un fabbricato in struttura di legno ben progettato, al quale manca solo qualche dettaglio per il suo completamento. I volontario dell’Associazione hanno approntato un buon pasto con ricette del luogo. Soddisfazione, gioia e gratitudine per questa magnifica giornata di visite illustri. In conclusione le testimonianze, commosse e intense, con gli interventi di Paul Casagrande, direttore della Banda, e di Robert Rainboth, poi di Angelo Filoso, direttore del mensile italiano di Ottawa “Il Postino”, dei senatori Legnini e Micheloni, che hanno sottolineato la grande prova di dignità degli Aquilani colpiti dal terremoto e l’abnegazione dei Vigili del Fuoco italiani e stranieri giunti in Abruzzo per le operazioni di primo soccorso, del sindaco Carulli di Roccamontepiano, che ha destinato al Centro i fondi raccolti nel suo paese, del Comandante Triozzi, che ha esaltato il coraggio dei Vigili del Fuoco di tutto il mondo, dell’assessore Di Stefano, che ha ringraziato tutti a nome della città capoluogo, e quindi di chi scrive, quale membro del Consiglio Regionale degli Abruzzesi nel Mondo, che ha richiamato la straordinaria prova di solidarietà data dalle comunità italiane all’estero verso l’Abruzzo. Infine, molto commosso l’intervento di saluto portato dal presidente Flati, a nome dell’Associazione e della comunità di Collefracido, evidenziando i gesti di profonda sensibilità che hanno fortemente toccato la popolazione del paese, facendo nascere tante amicizie che resteranno intatte, per sempre.
Nel pomeriggio, visita al centro storico dell’Aquila. La delegazione canadese ha raggiunto la città capoluogo, martoriata dal terremoto, entrando nel centro storico, accolta dal Comandante dei Vigili del Fuoco dell’Aquila, Davide Martella. L’incontro nel luogo simbolo della città, la grande piazza del Mercato, sulla quale affacciano il Duomo e la Chiesa di Santa Maria del Suffragio, con le loro ferite, divenute icone del dramma in tutto il mondo quando i grandi della Terra, durante i lavori del G8 nel luglio 2009, vi fecero visita. In quell’agorà la Banda ha offerto agli Aquilani ed ai tanti turisti che nonostante tutto visitano L’Aquila, straordinaria città d’arte, una splendida performance, con l’esecuzione degli inni nazionali, marce classiche e magnifici brani della tradizione musicale nordamericana. Poi, sotto la guida del Comandante Martella e dei suoi Vigili del Fuoco, i colleghi di Ottawa hanno potuto visitare la città nei quartieri più lacerati sisma, zone ingombre di macerie e ancora chiuse, come gran parte della città. Hanno potuto così verificare il vero stato della città, diverso da quel che passa attraverso le immagini televisive, e rendersi conto della complessità della ricostruzione d’uno scrigno d’arte quale L’Aquila è, con tutte le sue chiese, palazzi e monumenti che ne fanno uno dei centri storici più vasti e preziosi d’Italia.
Con questo doloroso sopraluogo e con il pensiero alle 308 vittime del terremoto, per la Banda dei Pompieri di Ottawa si è chiusa la giornata aquilana. Il Corpo dei Vigili del Fuoco della capitale canadese è il terzo nel Paese per dimensione. Con i suoi mille Vigili in organico e quasi 400 altri volontari, sovrintende ad un territorio vastissimo, di 2757 km quadrati, servendo le municipalità di Ottawa, Coumberland, Gloucester, Goulbourn, Kanata, Nepean, Osgoode, Rideau e Carleton. Tantissimi i pompieri d’origine italiana che sono passati per il Corpo. Fortissimi i legami con la nostra comunità nella capitale canadese, che conta quasi trentamila italiani, dei quali circa un terzo è d’origine abruzzese. Il Centro Abruzzese Canadese inc. di Ottawa, infatti, è uno dei sodalizi regionali più attivi e meglio organizzati, presieduto dall’aquilano Nello Scipioni. La comunità italiana è molto legata, ha in Villa Marconi, realizzata interamente dagli italiani, uno degli esempi più efficienti di attenzione sociale. La Chiesa di Sant’Antonio è il centro di riferimento spirituale per la comunità italiana, come il mensile “Il Postino” e radio CHIN di Ottawa - entrambi diretti da Angelo Filoso - che trasmette anche programmi in italiano, e nell’Italian Canadian Community Centre, sono importanti presidii della cultura italiana. La nostra cultura s’avvale, inoltre, delle preziose attività dei docenti italiani nelle università e nelle scuole della capitale. Insomma, una comunità italiana, in Ottawa, certamente esemplare, per impegno e coesione.

lunedì 27 settembre 2010

A PESCASSEROLI “SETTEMBRE ANDIAMO” ALLA IX EDIZIONE

L’evento il 4 settembre al via con Antonio Bini che presenta il film “Uomini e lupi”, di G. De Santis.

di Goffredo Palmerini

L’AQUILA - Anche quest’anno si é svolta, dal 4 all’11 settembre, la IX edizione della manifestazione di turismo sportivo “Settembre andiamo, è tempo di migrare”, organizzata dall’Unione Sportiva Acli lungo le vie verdi della transumanza e, in particolare, del Regio Tratturo che da Pescasseroli scende a Lucera, nel Tavoliere. L’itinerario, in sette tappe, attraversa le province dell’Aquila, Isernia, Campobasso, Benevento, Avellino e Foggia, per un totale di 170 chilometri, che i partecipanti percorrono in bicicletta o a cavallo. Con questa iniziativa si vuole far conoscere e valorizzare i beni ambientali, paesaggistici e archeologici che l’antica civiltà della transumanza ha generato nei secoli, soprattutto in Abruzzo, Molise, Campania e Puglia. Una particolare attenzione é stata posta per riscoprire la cultura e le tradizioni delle comunità incontrate durante il percorso. L’iniziativa, quest’anno, era promossa all’insegna della solidarietà verso le popolazioni aquilane colpite dal sisma del 6 aprile 2009 e del rilancio delle attività di sport ecologico e di turismo responsabile nelle località ricadenti nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise che, a causa del terremoto, sono state alquanto disertate dai turisti.

La manifestazione si é inaugurata sabato 4 settembre, alle 10, presso il Cinema “Rinascimento” di Scanno, alla presenza del sindaco di Pescasseroli, Nunzio Finamore, dell’assessore al Turismo, Ernesto Paolo Alba, e del presidente del Parco Nazionale d’Abruzzo, Giuseppe Rossi, con la proiezione del film “Uomini e lupi”, di Giuseppe De Santis. Lo ha presentato Antonio Bini, infaticabile operatore culturale, che nel 2008 pubblicò per la rivista D’ABRUZZO (n. 81/2008) una ricerca sul film, girato nel 1956 interamente in Abruzzo, tra Scanno e Pescasseroli. Particolarmente attesa era la presenza dell’attore Euro Teodori, che nel film recitò la parte del giovane Amerigo. “Si tratta di un ritorno a Pescasseroli dopo oltre cinquant’anni; un ritorno che mi emoziona profondamente, essendo rimasto sempre legato al film ed ai luoghi in cui fu girato”, ha dichiarato l’attore. Al termine della proiezione si é registrata una comunicazione sul percorso, per favorire il riconoscimento da parte dell’UNESCO della civiltà della transumanza. É seguita una visita ai luoghi in cui il film fu girato. Nella mattinata e nel primo pomeriggio sono arrivati da varie parte d’Italia i cavalieri (una quarantina) per seguire l’itinerario sulle tracce dell’antico tratturo.

La proiezione del film, che viene opportunamente contestualizzata nella manifestazione, merita qualche breve riflessione, considerato il lungo tempo trascorso da quando furono fatte le riprese. In Abruzzo “Uomini e lupi” sembra essere stato dimenticato, eppure gli esterni furono interamente girati nella regione, appunto tra Scanno e Pescasseroli, e alcune scene anche a Roccaraso. Ma sopra tutto all’Abruzzo si riferisce l’intera storia, incentrata sui “lupari”, ossia i cacciatori di lupi oggi figure ormai scomparse, inseriti nello scenario del mondo pastorale di allora, peraltro con un cast di grande spessore. L’Archivio di Rai Uno ha definito il film “dramma intenso e selvaggio ambientato tra le montagne abruzzesi e interpretato da un gruppo di attori di rilievo, fra cui spiccano il giovane Yves Montand e l’affascinante Silvana Mangano”. In occasione del cinquantesimo anniversario dell’uscita nelle sale cinematografiche (2007), Uomini e lupi” è stato ricordato dallo storico Museo Nazionale della Montagna di Torino - sorto alla fine dell’800, parallelamente al CAI - che ha dedicato al film due settimane di programmazione, e dalla Fondazione DiversoInverso, presso il teatro “Pagani” di Monterubbiano, nelle Marche. In precedenza è stato proiettato in rassegne cinematografiche a Tolosa, La Rochelle e Boston. Il film uscì anche in Francia, Germania, USA e Messico.

Il film si inserisce nel Neorealimo, straordinaria stagione del cinema italiano, alla quale Giuseppe De Santis, indimenticato regista di “Riso Amaro” (1949), contribuirà attraverso un’analisi rigorosa delle forze sociali, con una presa diretta della realtà umana, coinvolgendo spesso nelle riprese gente del luogo, come avvenne anche nel caso di “Uomini e lupi”, con contadini e pastori di Scanno e Pescasseroli. “Uomini e lupi” è stato giustamente definito un film fuori dal tempo. L’ambiente aspro e difficile di un povero paese della montagna abruzzese, ribattezzato Vischio, la neve e l’ansia della popolazione per la presenza dei lupi, che costituivano un pericolo per le greggi, rappresentano il contesto in cui era collocata la figura del luparo, anch’egli affamato come i lupi che cacciava, attratto dalle taglie poste su ogni capo ucciso. La lavorazione del film risentì delle eccezionali condizioni atmosferiche di quell’inverno, nel 1956, ancor oggi ricordato per le eccezionali nevicate, che rese più difficoltose e complicate molte scene.

L’impostazione che Giuseppe De Santis intendeva conferire al film risentì dei contrasti emersi tra il regista e la produzione italo-francese, la quale impose un taglio di circa diciotto minuti, per conferire al film il dinamismo proprio di una pellicola d’azione, tipo western, secondo una logica di taglio squisitamente commerciale. La Titanus operò i tagli che riteneva necessari e De Santis prese le distanze dall’opera, abbandonando la fase del montaggio della pellicola e denunciando sui giornali che non si considerava l’autore del film. Queste vicende, seguite dalla stampa nazionale, ne ritardarono l’uscita nelle sale cinematografiche. La prima proiezione pubblica avvenne a Roma il 2 febbraio 1957. Pur con le tutte vicende che lo condizionarono, il film rimane un capolavoro del cinema italiano e un irripetibile documento sulle sofferte condizioni di vita della nostra gente e sui paesaggi della nostra montagna, che s’inserisce ancor oggi nel secolare immaginario selvaggio e aspro, ma al tempo stesso umano, dell’Abruzzo e della sua gente.

Per l’Abruzzo resta la soddisfazione d’aver fornito al padre del Neorealismo il contesto ideale, ambientale e sociale, per girare “Uomini e lupi”, uno dei suoi film capolavoro, ancor oggi icastico documento delle condizioni estreme in cui versava la nostra gente di montagna e dei passi da gigante fatti dalla nostra regione, nei decenni successivi, per affrancarsi dalla povertà e dal sottosviluppo. UOMINI

Infine, solo un accenno a molti altri registi che hanno scelto l’Abruzzo per ambientare e girare i loro film. Per brevità, cito solo i più noti e famosi: Ai piedi della montagna di Peter Del Monte (2002), Amici miei atto II di Mario Monicelli (1982), Autostop rosso sangue di Pasquale Festa Campanile (1970), Lo chiamavano Trinità di E.B. Clucher (1970), Fontamara di Carlo Lizzani (1980), Francesco di Liliana Cavani (1989), Il deserto dei Tartari di Valerio Zurlini (1976), Il nome della rosa di Jean Jacqes Annaud (1986), Il posto dell’anima di Riccardo Milani (2002), Il sole anche di notte di Paolo e Vittorio Taviani (1990), Il viaggio della sposa di Sergio Rubini (1997), King David di Bruce Beresford (1985), L’Angelo e il Cacciatore di Giancarlo Planta (2003), L’armata ritorna di Giancarlo Tovoli (1983), L’Orizzonte degli Eventi di Daniele Vicari (2004), Lady Hawke di Richard Donner (1985), La guerra degli Antò di Riccardo Milani (1999), La strada di Federico Fellini (1954), Liberi di Gianluca Tavarelli (2003), Milarepa di Liliana Cavani (1974), Pane e Tulipani di Silvio Soldini (2003), Parenti serpenti di Mario Monicelli (1993), Serafino di Pietro Germi (1968), Straziami, ma di baci saziami di Dino Risi (1968), Una pura formalità di Giuseppe Tornatore (1993), Via Paradiso di Luciano Odorisio (1988), Yado di Richard Fleischer (1985), Così è la vita di Aldo, Giovanni e Giacomo (1998). Questa sintesi delle pellicole girate sul territorio abruzzese vuole solo segnalare la forte prelazione dell’industria cinematografica mondiale per l’Abruzzo, specie interno e montano, dove trova paesaggi ed ambienti naturali e selvaggi, borghi e luoghi di grande suggestione, che fanno della regione un ideale set dove girare il grande cinema.

UOMINI E LUPI (1957)

Interpreti: Silvana Mangano (Teresa), Yves Montand (Ricuccio), Pedro Armendariz (Giovanni), Irene Cefaro (Bianca), Guido Celano (don Pietro), Euro Teodori (Amerigo), Giulio Calì (Nazareno), Giovanni Matta (Pasqualino). Regista: Giuseppe De Santis; Soggetto: Giuseppe De Santis, Tonino Guerra, Elio Petri; Fotografia: Piero Portalupi; Musiche, Mario Nascimbene; Titanus-Trionfalcine.